Ciclone Cleopatra, a Olbia l’aiuto e l’affetto degli angeli del fango
Arrivano da tutta la Sardegna e dalla penisola: sono soprattutto giovanissimi «Lavoriamo tutto il giorno, la nostra gioia è sentir dire grazie perché siamo utili» - FOTO
OLBIA. I volti della solidarietà sono soprattutto giovani. Sono loro gli angeli del fango, i ragazzi di ogni angolo di Sardegna che hanno lasciato i libri o il lavoro, per dedicarsi a migliaia di olbiesi dilaniati da dolore e disperazione. E’ un via vai di bus (come quello preso in affitto da un centinaio di studenti universitari di Cagliari), di furgoni e di auto, la cui destinazione sono i quartieri distrutti dalla tempesta d’acqua. Anche i pendolari della solidarietà hanno voluto offrire le loro braccia per aiutare a spalare il fango dalle case, per pulire giardini e cortili, per portare conforto e trasmettere coraggio.
Loro non sentono la fatica mentre si spezzano la schiena, non sentono neppure il freddo che penetra nelle ossa mentre raccolgono i resti di ciò che l’alluvione ha distrutto. Perché quel “grazie” unico e speciale che ricevono da tutti, riempie il loro cuore. «Un cuore che si scalda di fronte a persone che sembrano forti e che dimostrano un infinito coraggio – dicono due giovani sassaresi –, ma d’improvviso quel cuore diventa gelido quando guardiamo gli occhi di queste persone. E’ lì dentro che leggi il grande dolore».
Parole di Gabriele Doppiu e Paolo Mura, studenti all’ultimo anno di due licei di Sassari. «In questi due giorni abbiamo liberato una casa dal fango e ci siamo uniti a un gruppo per la distribuzione di pasti caldi. Facciamo tutto ciò che è necessario – raccontano ancora – e tentiamo di dare conforto a chi ha perso tutto. La prima sera che siamo arrivati, abbiamo conosciuto un anziano. Gli è rimasta solo una stanza. Il resto della sua casa non esiste più. Allora abbiamo chiacchierato con lui e siamo riusciti a farlo sorridere. Siamo qui perché è qui che bisogna stare. E’ qui che ci ha portato il cuore. Scrivere su facebook messaggi di solidarietà è inutile».
Eleonora Mallocci, fa parte della Protezione civile “Sarda Ambienti” di Sinnai. «Siamo arrivati lunedì sera, dopo altre squadre della nostra associazione. Anche il nostro paese si è mobilitato immediatamente e ci ha consentito di portare a Olbia gli aiuti. L’aspetto più bello per noi, in questa immane tragedia, è sentirsi dire continuamente grazie. In quel momento ti rendi realmente conto di essere davvero riuscito ad aiutare qualcuno».
Paolo Vinci (originario di Sanluri) è arrivato da Alghero con gli amici Fulvio Stradijot ed Emanuele Piras. Sono tutti e tre volontari improvvisati. «Non potevamo restare a casa e guardare una catastrofe in tv. Non ci pensi due volte, a muoverti. Ed eccoci qui, a disposizione di una città e dei suoi abitanti, per fare qualunque cosa».
Elisabetta Pinnafa parte dell’associazione della Maddalena “Insieme per il Domani”. Insieme con altre amiche volontarie è arrivata a Olbia con un compito preciso. «Stiamo aspettando disposizioni – dice – per raggiungere i luoghi in cui verranno radunati ragazzi e bimbi disabili. Noi siamo qui per loro».
Lino Pilo è un altro sassarese volontario. «Il mio compito è quello di registrare, al centro umanitario di via Canova, le richieste che arrivano dai cittadini che hanno bisogno di aiuto. Ci chiedono di tutto, anche le stufe, che però qui da noi non si trovano. Approfitto però ancora una volta per dire che servono soprattutto detersivi e materassi».
Attorno alle 11 di ieri, ha appena parcheggiato l’auto davanti alla chiesa di Sant’Antonio una famiglia di Ossi. Il padre in questo momento non lavora, così come una delle figlie, mentre la madre (tecnico di laboratorio) ha chiesto una giornata di permesso. Parlano le due ragazze, Valentina e Simona Fattacciu. «Abbiamo portato abbigliamento per bambini, così come ci era stato chiesto dalla protezione civile. Siamo una famiglia unita, e in una circostanza come questa lo siamo ancora di più. Aiutare chi ne ha un disperato bisogno è una priorità assoluta».
Ed ecco altre due sorelle, Simona e Valeria Muntoni, in compagnia di Sara Lebiu: loro sono di Santa Teresa. «Solo quando siamo arrivate ci siamo rese conto di quanto la situazione fosse terribile. Il disastro è totale. Abbiamo aiutato a pulire alcune case e anche noi stiamo distribuendo pasti caldi. Da qui non ci muoviamo».
A un gruppo di ragazzi di Ittiri, età media 20 anni, sono state “assegnate” le zone attorno a via Barcellona. E’ lì che offrono il loro aiuto. Sono Alessandra Sias (baby sitter), Cristian Crespino (muratore), Michele Fais (operatore socio sanitario) e Natasha Tala (parrucchiera). «Non potevamo rimanere a Ittiri, volevamo renderci utili. E poi: siamo sardi. E quello sardo è un popolo che ha la solidarietà nel sangue».
Altri tre giovani di Sassari si sono infilati in un pullman che stava portando 110 volontari a Olbia lo scorso 20 novembre. Sebastian Vanali (pasticcere), Stefano Manca (cuoco) e Stefano Solinas (volontario del 118 in questo momento senza lavoro), si muovono da una via all’altra senza tregua. «Spaliamo fango, portiamo i viveri alle famiglie, facciamo tutto ciò che occorre. Il momento più triste? Quando ci siamo trovati di fronte una signora di 87 anni, senza parenti, che non voleva aiuti. Era sdraiata sul suo letto, pieno di fango, piangeva. Siamo riusciti a convincerla a tirarsi su e a uscire di casa. Ma ci sono stati anche altri momenti toccanti: la gente esce sulla porta e ti invita a entrare per offrirti un bicchere di vino o un caffè. No, non si può sentire la stanchezza. Questa è una stanchezza che ti fa stare bene».
Angelo Carraca (studente universitario), Gavino Madau (lavoratore stagionale) e Gavino Mulas (operaio), sono di Ozieri. «E’ il minimo che potessimo fare: metterci a disposizione di chi sta attraversando un momento devastante della propria vita. Lo spirito di solidarietà è forte in tutti, in noi giovani è fortissimo»
Ed ecco un altro gruppo di ragazzi. E qui l’età scende ancora. Hanno tutti 17 anni, una addirittura 16. Paolo Cherchi (Olbia), Pasquale Crasta (Berchidda), Elena Loi (Porto San Paolo), Irene Pilia (Berchiddeddu), Stefania Falchi (Olbia) e Gioia Multineddu (Olbia). «La zona in cui siamo impegnati è quella di via Lazio, a Baratta. Facciamo di tutto: lavori in casa, consegna di viveri, ma a volte chiacchieriamo e basta. E ci rendiamo conto che anche questo diventa importante. Sono due le cose che ci hanno toccato il cuore: la gioia immensa che proviamo quando ci ringraziano e il fatto di essere in mezzo a tante persone mai viste, che ci sembra invece di conoscerle da sempre».
Saidou e Alex sono senegalesi. «Questa città ci ha accolto a braccia aperte. E oggi è terribile vedere tanta devastione e tanta disperazione. Facciamo tutto ciò che possiamo, senza mai fermarci».
Gabriele Murgia, Veronica Medda, Francesco Mattu e Michele Biccai, sono studenti universitari di Cagliari. «Gli olbiesi hanno una grande dignità e questa è la prima cosa che ci ha colpiti. Il disastro che ci siamo trovati davanti, è peggio di quello visto su internet. La realtà, purtroppo, è più devastante. Ma c’è un aspetto positivo: in questo immenso cantiere, c’è uno straordinario esercito di volontari».
Andrea Cataldo è sbarcato a Olbia da Livorno. «Mi sono aggregato a un ragazzo di Bologna e con due furgoni abbiamo portato viveri e abbigliamento. Ma speriamo di poter fare altri viaggi».
Gianni Occhioni, è arrivato in via Emilia con un mezzo della protezione civile di Luogosanto. «Abbiamo due furgoni con 58 materassi. Sapevamo che servivano anche questi. E torneremo ancora».
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