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Olbia

Rivolta al Cipnes: «Tradite le imprese»

Rivolta al Cipnes: «Tradite le imprese»

La Confartigianato all’attacco: il consorzio industriale vive in una torre d’avorio autoreferenziale, lontano dalla realtà

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OLBIA. La guerra per la poltrona del Cipnes tiene banco tra le imprese dell’area industriale di Olbia che, loro malgrado, assisteno alla finestra all’interminabile scontro sulla gestione del consorzio. Di fronte al rischio (o alla certezza) che la guerra del Cipnes sia una mera sfida di potere, senza alcun beneficio per le aziende dell’area industriale, il dibattito si infiamma. Protestano tutti: gli imprenditori e le associazioni di categoria.

Ad esempio, la Confartigianato Gallura molto critica sulla natura stessa del Cipnes, più volte definito come «un soggetto che svolge un ruolo di concorrente, piuttosto che di facilitatore dello sviluppo e della crescita delle imprese». «Un concorrente per lo svolgimento dei lavori – dice il presidente della Confartigianato Gallura, Giacomo Meloni – che ormai tende a realizzare per conto proprio, in particolare per quel target medio piccolo che potrebbe essere appannaggio delle imprese locali. Un soggetto che per le sue competenze, attribuitegli dalla legge, è un burocrate che rallenta e appesantisce, che sdoppia i passaggi e incrementa i costi per l'imprenditore insediato e per il potenziale investitore esterno».

Confartigianato punta al cuore del problema: la gestione del consorzi industriale. «Entriamo nel merito di quello che dovrebbe essere l'anima di questo organismo, cioè il consiglio di amministrazione – aggiunge il presidente Meloni – questo è il luogo nel quale siedono i soci, il luogo nel quale si fa la politica dell'ente, che porta avanti gli indirizzi e in concreto traccia la rotta, rappresentando i soci stessi. Non entriamo nel merito dei nomi e della qualità delle persone che sono state indicate per ricoprire l'incarico di consigliere di amministrazione del Cipnes, non è principalmente questa la questione, ma certamente ribadiamo la nostra posizione ed esprimiamo un parere sul metodo con il quale queste scelte sono state fatte da parte della politica». «Ebbene – dice ancora Meloni – nella scelta dei componenti, un ruolo è dato dalla legge alla Camera di commmercio, che ha il dovere, dietro richiesta della Provincia, di indicare una terna di nomi tra i quali deve essere scelta la persona che deve rappresentare le imprese all'interno del consiglio d’amministrazione. Il fatto è che non ha dato un grande esempio di coinvolgimento, di attenzione, di considerazione per il ruolo delle imprese nel cda. Si è , infatti, proceduto all'indicazione di un componente scegliendolo tra nomi che, in un contesto completamente diverso erano stati fatti nel lontanto 2008 dalla Camera di commercio di Sassari».

La Confartigianato Gallura non intende mettere in dubbio la legittimità formale di quell’atto, che di per se è perfettamente regolare, «ma certamente si tratta di un metodo che non possiamo condiviedere come rappresentanti di imprese. Non c’è stato il coinvolgimento del sistema delle imprese in questa scelta e non ci pare che questo sia un segnale di cambiamento di rotta rispetto al passato, recente e remoto, nel quale il Cipnes ha vissuto e, ci pare, continuerà a vivere chiuso nella sua torre di avorio autoreferenziale e staccata dalle esigenze delle imprese che all'interno dell'area operano e cercano di sopravvivere, nonostante tutto».

L’associazione di imprenditori rincara la dose: «Non siamo soddisfatti, non vediamo alcun tentativo di modificare questo atteggiamento e non possiamo accettare giustificazioni che, per salvare la faccia, vogliano convincerci che dal punto di vista formale tutto è stato inevitabilmente fatto secondo le regole e nel loro rispetto, trascurando invece il rispetto per il sistema delle imprese, principali soggetti interessati». «Non dimentichiamo – conclude il presidente Giacomo Meloni – che il consorzio industriale nasce con la mission di spropriare e di urbanizzare aree sulle quali favorire gli insediamenti produttivi. Ora questa fase si è esaurita da tempo e si sarebbe dovuto dedicare alle azioni di marketing e sviluppo per incentivare nuovi insediamenti e nuovi investimenti oltre che favorire le imprese già insediate, ma non ci pare che questo ruolo sia stato, né venga svolto, la gestione di azioni di marketing territoriale per le imprese insediate è completamente disattesa. Abbiamo bisogno di cambiare, ma non serve cambiare i nomi di chi amministra se il metodo di governo alla fine rimane lo stesso».(m.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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