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Olbia

Soldi e progetti? No, solo briciole

di Simonetta Selloni
Soldi e progetti? No, solo briciole

Terralba e Uras, dall’acqua alla burocrazia infinita

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INVIATO A TERRALBA E URAS. «Tra le schede compilate dalle 145 famiglie di Terralba che a Cleopatra hanno pagato un tributo imponente in termini di beni andati (irrimediabilmente?) perduti, una aveva destato una attenzione particolare. «Fatta di mattoni crudi, quelli della nostra tradizione: fango essiccato, paglia. Qui a Terralba lo chiamiamo ladri. E così mio suocero, nell’indicare le caratteristiche della casa, ha scritto casa di ladri. Sono andati a fare qualche controllo».

Pietro Paolo Piras è il sindaco di Terralba e ancora sorride per la “casa di ladri” del suocero. Sorride un po’ meno davanti ai numeri della ricostruzione, che per ora nella cittadina è un’ipotesi, un’intenzione: 145 schede presentate dai privati cittadini per complessivi 1 milione 933mila euro di risarcimento chiesto, praticamente altrettanti (1 milione 929mila) i danni per le attività commerciali e agropastorali. E il Comune, non se la passa meglio: 2 milioni 30mila 282,05 euro, “Ricognizione fabbisogno ripristino patrimonio danneggiato”. Finora, a Terralba sono arrivati 117mila euro e spiccioli in tutto. I privati sono in attesa. Trepidante, speranzosa. Ora nervosa. Perché all’orizzonte non c’è ancora nulla. Ecco perché ricostruire è un verbo che si coniuga al futuro.

Scuole, teatro, asilo nido, strade, piscina, campi sportivi. L’acqua che si è rovesciata su Terralba il 18 novembre scorso non ha fatto sconti. Non più trattenuta dal canale delle acque alte, ha ripetuto, a partire dalle sette di sera, quello che appena sei ore prima e otto chilometri più a sud, aveva fatto a Uras. «A oggi le strutture sono state più o meno rese nuovamente agibili. Ci siamo mossi con fondi di bilancio, per gli interventi di “somma urgenza”. Stiamo parlando della messa in sicurezza dei caseggiati, ripristino della viabilità, degli immobili comunali, scuole soprattutto. Il resto è da fare», continua Pietro Paolo Piras.

Il tasto, dolentissimo, è quello dei privati. Chiedono, documentano. Non arriva nulla. «Perché ogni perizia è una pratica, e ogni pratica è lunghissima. Abbiamo inoltrato tutto tempestivamente». Il sindaco – e con lui l’amministrazione – è diventato un bersaglio fin troppo facile. «Raccogliamo lamentele, insulti, esposti. Ovvio».

«Cleopatra è arrivato subito dopo la blue tongue. Uras nel 2013 è stato il comune più colpito della Sardegna. E sa che le nostre campagne sono state completamente cancellate dall’acqua, il 18 novembre?». Gerardo Casciu racconta dei danni strutturali, andando oltre il dolore per i morti, Vannina Figus e, tre mesi dopo il marito Pietro Pia, racchiusi nel primo capitolo di questo tragico libro. «La nostra pedemontana è praticamente inesistente. A parte il fatto che le aziende agro-pastorali hanno subito danni per oltre dieci milioni di euro, e molte, non esistono più, ci sono ovili raggiungibili soltanto con trattori, fuoristrada, pick up. Chiediamo che venga ripristinata quanto prima». Casciu è presidente dell’Unione dei Comuni del Terralbese, destinataria di un finanziamento di circa 4 milioni.

«Ma abbiamo fatto domanda per il bando da 10 milioni di Argea, per le campagne, e vorremmo tanto sapere come saranno distribuiti – e cosa arriverà qui – i 16 milioni dell’Unione Europea e i 5 milioni e mezzo della Croce Rossa». È vero che ci sono già i progetti per le opere di mitigazione, su cui punta Terralba che ha praticamente tutto il territorio bloccato dai vincoli per le fasce fluviali, ma questo fa parte di un altro capitolo della storia.

«Quello che voglio dire è che a fronte di un’emergenza straordinaria, sarebbe stato necessario conferire poteri straordinari a chi nel territorio vive, chi quel territorio conosce e ci si misura. Ossia, i sindaci», conclude Gerardo Casciu. Sindaci, interfaccia di una disperazione alimentata dall’impotenza di chi aspetta ancora risposte, progetti, mezzi certi. Ancora, un anno dopo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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