File e proteste davanti a Radiologia
Centinaia di persone ogni giorno in sala d’attesa. Pochi medici e tecnici: a rilento soprattutto gli esami tradizionali
OLBIA. Alle 11 del mattino un anziano signore è seduto nella sala d’attesa della radiologia. Tiene ben stretto il numero che è riuscito a prendere alle 8 «ma sono arrivato qui addirittura alle 6, per riuscire a far parte dei 30 fortunati che oggi riusciranno a sottoporsi a un esame di radiologia tradizionale». Attorno a quel signore, che deve quasi urlare per farsi sentire, c’è una bolgia pazzesca. Centinaia di persone in attesa, che devono essere accettate e smistate a seconda della prestazione. Le operatrici del front office non riescono a tranquillizzare gli utenti, devono far fronte alle loro (giustificate) proteste, ma è davvero difficile riportare la calma in quel clima così rovente. Erano in cinque, un tempo, a lavorare dietro il banco, ora sono rimasteo in due. E ogni giorno è la stessa storia: si formano code immense e le lamentele delle persone, stanche di aspettare per ore e a volte anche a vuoto, non si contano più. Il problema di fondo, nonostante i numeri del reparto siano sempre altissimi (a fine anno si sfioreranno le 90mila prestazioni), è solo uno: la mancanza di personale. Dallo scorso settembre non sono stati riassunti tre medici a Olbia e tre alla Maddalena. E lo stesso discorso vale per 6 tecnici. C’è di più: oltre agli specialisti già sottratti, due - ogni giorno - devono andare in trasferta al Paolo Merlo. Risultato: per garantire le tac, le risonanze magnetiche, le biopsie e le ecografie prenotate da mesi, si è dovuto ridurre drasticamente l’accesso diretto alla radiologia tradizionale fissando a un massimo di 30 il numero dei pazienti esterni (per complessivi 40-50 esami). A cui si devono poi aggiungere le prestazioni per la sala gessi, le urgenze del pronto soccorso e le esigenze dei ricoverati.
Il primario. «Purtroppo - conferma il primario del reparto di Radiologia Vincenzo Bifulco -, gli elevati standard a cui eravamo abituati per la Radiologia di Olbia non possono più esser rispettati a causa della crisi che ha portato a un incremento considerevole della domanda, e a causa della riduzione di radiologi e di tecnici legato al fenomeno del precariato, da sempre presente in questa azienda. Questo ha generato un allungamento dei tempi d'attesa e, a differenza del passato, a un contingentamento delle prestazioni della radiologia tradizionale. Ci spiace per i pazienti che sono costretti ad attendere e che, quindi, giustamente protestano, ma assicuro che tutto il personale presente nel reparto si sta impegnando al massimo, e di questo lo ringrazio, per dare risposte alla popolazione».
La Asl. Nell'attesa della riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, «abbiamo cercato di garantire, senza non poche difficoltà e con la collaborazione e disponibilità degli operatori sanitari, l'erogazione di prestazioni che rispondano almeno ai livelli essenziali di assistenza (Lea) in tutti i presidi ospedalieri della Asl 2 -, spiega il direttore generale Giovanni Antonio Fadda -; però dobbiamo ricordarci che questa azienda, dopo la sospensione della pianta organica presentata nel 2011, al momento deve fare riferimento a una pianta organica del 1997, che non risponde più alle esigenze di questo territorio. La vita all'interno del reparto, inoltre, deve fare i conti anche con il "personale realmente operativo", cioè al netto di eventuali "assenze dal servizio". In quest'ottica, i progetti messi in atto per abbattere i tempi d'attesa, anche con l'utilizzo di personale precario, e che nel caso della Radiologia aveva portato all'azzeramento delle attese per la radiologia tradizionale, non possono più essere attuati».(s.p.)
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