La Nuova Sardegna

Olbia

Battezza il figlio e il suocero la picchia

di Giampiero Cocco

Nomade bosniaco musulmano arrestato dai carabinieri dopo l’ennesimo pestaggio della nuora diventata cattolica

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OLBIA. Ha massacrato di botte la nuora, una ventiduenne colpevole d’aver fatto battezzare, poco meno di due anni fa, nella chiesa parrocchiale della Sacra Famiglia, il figlioletto di tre anni, una rom che aveva deciso di ritornare dai familiari, in Bosnia. Un sacramento e una fuga visti come il fumo negli occhi e ritenuti offensivi per la religione musulmana e per il suo ruolo di capo clan dal nonno del bimbo, H. A., un bosniaco di 52 anni residente, con la famiglia, nel campo di via Conca Onica, alla periferia della città. Un califfo con 2 mogli e 13 figli che ha pestato sangue la ragazza, sposata con uno dei suoi ragazzi, facendola finire all’ospedale con la frattura di una vertebra cervicale, contusioni e ferite da taglio in tutto il corpo: la prognosi dei medici supera i 40 giorni di cure. L’uomo è finito in carcere ieri mattina, su ordinanza di custodia cautelare sollecitata dal Pm Roberta Guido e disposta dal gip Marco Contu. Ad eseguire l’arresto sono stati i militari della stazione di Poltu Quadu, coordinati dal tenente colonnello Alberto Cicognani, che comanda i carabinieri di Olbia.

La tristissima vicenda, intrisa di odio religioso e violenza fisica e psicologica nei confronti della donna avrebbe avuto il suo drammatico epilogo il primo giugno scorso, quando la ventiduenne rom venne ricoverata, in condizioni gravi, all’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia. La natura delle ferite, causate da armi da taglio, e il genere di tumefazioni (dovute ad un pestaggio con calci e pugni) non hanno lasciato dubbi ai sanitari, che hanno segnalato il ricovero ai militari. I quali, raccolte le timorose dichiarazioni della ragazza (una volta lasciata sola dai parenti), hanno trasmesso l’informativa alla procura della Repubblica di Tempio. Il fascicolo processuale, aperto dal sostituto procuratore Roberta Guido, parla di lesioni personali gravi e maltrattamenti in famiglia, ma potrebbe arricchirsi di altri reati non appena l’intero dramma sarà sviscerato totalmente delle indagini, ancora in corso. Secondo quanto è trapelato l’uomo – un pluripregiudicato difeso dagli avvocati Dino e Paola Milia – avrebbe bastonato a sangue le nuora una prima poco dopo il battesimo, avvenuto nell’ottobre del 2013, percosse che si erano ripetute anche nel 2014 (sempre a causa della fede religiosa) ma mai denunciate all’autorità. Il primo giugno il nomade, appreso che la ragazza stava per rientrare in Bosnia dai suoi familiari, l’avrebbe aggredita, tentando di sfregiarla con una forbice e un coltello. L’uomo, finito in una cella del carcere sassarese di Bancali, respinge ogni accusa «ho rubato, ma non picchio le donne», avrebbe detto lo zingaro, che attende d’essere interrogato, questa mattina, dal gip.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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