Lo studente olbiese è uscito dal coma
Pisa, al risveglio ha trovato accanto la mamma e la fidanzata. Il primario di rianimazione: «Ha superato la fase critica»
di Mario Neri
PISA
Nella notte fra domenica e lunedì è uscito dal coma. E dunque finalmente si può tirare un grosso sospiro di sollievo. Lo studente universitario di 23 anni di Olbia, è ancora ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Cisanello di Pisa, ma dopo sei ore di terapia ha ripreso lentamente coscienza, e ora è sveglio, vigile e collaborante. I medici sono ottimisti, le sue condizioni sono stabili. Il ragazzo, è ancora in prognosi riservata, ma parla con la mamma che è andato a trovarlo.
La ragazza e "l'isolamento". «Lo so, dicono che sta meglio e che bisogna avere fiducia – dice la fidanzata del giovane olbiese –, e mi conforta, ma a me sembra sempre provato, parla a fatica ed è un po' confuso». La giovane uscendo dalla stanza in cui il suo fidanzato è tenuto in isolamento ha ancora tanti dubbi. Racconta i momenti drammatici precedenti il ricovero. «Siamo andati insieme al cinema, poi tornati a casa. Nella notte è peggiorato, siamo corsi in ospedale». È ancora scossa. Anche perché intimorita da quelle porte chiuse, le tapparelle abbassate. La meningite è così: un nemico che avvolge il cervello, lo stordisce rendendolo ipersensibile agli stimoli.
«Anche se le sue condizioni neurologiche sono migliorate, luce, suoni, movimenti lo infastidiscono – spiega Paolo Malacarne, primario di rianimazione dell’ospedale pisano –, ma scrivetelo pure: il ragazzo non è in quarantena, una volta somministrato il farmaco che uccide il batterio non c'è più pericolo di contagio». Anzi, chi entra nella stanza deve farlo con la msschera per preservarlo da eventuali infezioni. Così fanno anche gli amici, i coniuquilini, anche loro studenti subito sottoposti a profilassi. «Dài ragazzi, forza, sta meglio, vedrete ce la fa».
Il primario. «Possiamo dire che il paziente sia uscito dalla fase critica - dice ancora Malacarne - non ancora che è fuori pericolo, ma siamo fiduciosi. Ha risposto bene alle terapie e ha avuto fortuna. Chi è morto aveva sviluppato una setticemia virulenta, che aveva compromesso gli organi: cuore, polmoni, gfegato. Lui ha accusato invece una alterazione del sistema coagulatorio, ma non c'è stato lo choc settico. La meningite è un nemico pericoloso, potrebbe lasciare ferite pesanti, danni permanenti, ma non è il caso del ragazzo. Se tutto va bene nell’arco di due giorni potremmo trasferirlo in reparto e in due settimane potrebbe anche uscire definitivamente dall’ospedale».
Universitari e paura. Nella Galleria Gerace, dove è situato il dipartimento di prevenzione si parla della profilassi. »La profilassi anti meningite ha già raggiunto quota 500 persone, con quelli di ieri siamo a 1.500 persone e andremo avanti ancora per una settimana – spiegano i sanitari –. Sottoposti anche 10 familiari con cui lo studente è entrato in contatto nei dieci giorni di incubazione e ora in Sardegna».
Secondo i dati del dipartimento la psicosi a Pisa per ora ha inghiottito il 5% di chi si è presentato.«Quelli venuti inutilmente». Fra dubbi e perplessità, ieri il Cup (Centro unico di prenotazione) è stato preso d'assalto da centinaia di chiamate di chi vuole uscire dall’incuboa. Si stima siano 10 mila gli studenti presenti in questo periodo in città. Poi, però, c’è chi invece sembra aver raggiunto la pace cosmica, e ci scherza sopra: tipo tre ragazze compagne di corso del giovane olbiese . «Noi terrorizzate? Sì, ma dalla matematica».
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