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Lo scheletro in spiaggia è di un capodoglio

Serena Lullia
Benedetto Cristo con i resti del capodoglio in una foto del 1987
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Benedetto Cristo con i resti del capodoglio in una foto del 1987

Per il biologo Benedetto Cristo si tratta del cetaceo seppellito a Cala Saccaia negli anni ’50. I primi resti emersi nel 1987

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OLBIA. Più che una scoperta, una riscoperta. Lo scheletro di cetaceo che affiora tra i granelli della spiaggia della Vecchia dogana, è di un capodoglio. Ossa, fotografie e vecchie ricerche alla mano, il signore del golfo, il biologo Benedetto Cristo, svela il mistero di Cala Saccaia. Nel 1987, proprio nel punto del ritrovamento di domenica scorsa, Cristo, insieme al fratello e ad Aurelio Spano trovarono delle ossa. Le analisi su forma e dimensione attestarono che appartenevano a un capodoglio.

«Su quello stesso lido nel 1956 si spiaggiò un capodoglio di oltre dieci metri – racconta Cristo –. Si tratta del primo spiaggiamento di cui abbiamo certezza. Documentato non da fotografia o studi scientifici, ma dalla memoria storica del patriarca dei mitilicoltori, Elio Bigi. Fu lui a trovare il grosso cetaceo. Allora non esistevano le rigide normative di oggi sullo smaltimento delle carcasse. Quindi al capodoglio venne dato fuoco sulla spiaggia». Dieci giorni dopo Bigi fa un nuovo sopralluogo sulla spiaggia della Vecchia dogana. Il dio del mare aveva già digerito parte della carcassa, una parte era stata deglutita dalla sabbia. «Le ossa che trovai sulla spiaggia della Vecchia dogana nel 1987 erano quelle di un capodoglio – aggiunge Cristo –. Quindi presumibilmente quello del 1956. E sono certo che lo scheletro affiorato domenica scorsa sia lo stesso».

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Tre casi accertati. Cristo studia i cetacei dagli anni Ottanta. Fece parte del primo gruppo di studio del Centro studi cetacei di Milano, nato nel 1985 e operativo nel 1987 diventando referente per la zona. Documenti alla mano il biologo affonda ogni collegamento tra il ritrovamento sulla spiaggia della Vecchia dogana e il cetaceo speronato all'Isola Bianca alla fine degli anni Ottanta. «A Olbia ci sono stati due casi di speronamento di balenottere, entrambi documentati – chiarisce –. Il primo è degli anni Settanta. L'animale venne seppellito sul litorale di Cala Saccaia, ma sulla spiaggia di Sa Piscighedda, prima della Vecchia dogana. Poi, dal momento che la carcassa emanava odore venne disseppellita e affondata in mare. Il secondo caso è più recente. Risale al 1989 ed è schedato dal Centro studi cetacei».

Una nave in ingresso all'Isola Bianca sperona una balenottera agganciandola. Il cetaceo, di circa 12 metri, viene adagiato al molo Bosazza. «La capitaneria chiese il mio intervento come referente del Centro studi cetacei – torna indietro con la memoria il biologo di origini maddalenine –. La carcassa venne smaltita nella discarica di Spiritu Santu». L’animale fu sistemato in un punto preciso. Con l'obiettivo, un domani, di recuperarne lo scheletro e utilizzarlo per le ricerche o per una esposizione.

Il futuro del capodoglio. Sono ancora in corso le analisi dei veterinari della Asl sulle ossa ritrovate a Cala Saccaia. La polizia locale aveva chiesto l’intervento del servizio sanitario. Ma sarà l’Area marina protetta di Tavolara a decidere il futuro dei resti del capodoglio. Due le ipotesi al vaglio del direttore dell’Amp, Augusto Navone. La rimozione della carcassa e il suo affondamento in mare o l’estrazione dello scheletro per una eventuale esposizione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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