La Nuova Sardegna

Olbia

Droga, centinaia di clienti in ansia

di Giampioero Cocco

Gli indagati per il traffico di stupefacenti che coinvolge giovani della Olbia bene non rispondono alle domande del gip

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OLBIA. La linea del silenzio è quella scelta dai cinque indagati finiti agli arresti domiciliari nel maxi traffico di droga in città che mercoledì ha portato all’arresto di nove persone. Un assordante silenzio che preoccupa gran parte della “clientela bene” che, per anni, si è rifornita di neve e fumo a “Casa Mia”, la villa del presunto capobanda Cristian Ambrosio. Una linea, quella del mutismo, avviata dai presunti complici rinchiusi in carcere, Cristian Ambrosio, Marco Manzo e Giada Carta. Questa mattina sarà Matteo Cuccu a presentarsi davanti al magistrato: il giovane olbiese si è costituito sabato scorso in commissariato, al suo rientro dalla Svizzera. L’indagine, condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Tempio Angelo Beccu e portata avanti dagli uomini del vice questore di Olbia Fernando Spinicci, vede coinvolti, come indagati a piede libero, oltre venti di personaggi legati al mondo della droga, tra i quali qualche rampollo delle Olbia che conta. E sono in tanti, tra i benestanti giovani e maturi della città, ad avere le fibrillazioni in attesa che le indagine sull’operazione “Casa Mia” giungano al termine. Nel frattempo molti di loro sono già stati convocati in commissariato, come persona informata sui fatti (semplici testimoni, al momento), per conoscere il motivo della loro assidua frequentazione con diversi dei presunti spacciatori finiti in carcere e il perché dei tanti messaggi o telefonate i codice per sollecitare la consegna di “zuccherini” o “biciclette”, nomi in gergo per indicare la cocaina o lo spinello. Che venivano ceduti quotidianamente da Anna Saba ( la fidanzata del presunto boss Cristian Ambrosio) da Mauro Carboni (il quale sostiene di non conoscere nessuno del gruppo, ma a suo svantaggio ci sono ore di intercettazioni e filmati), Lino Cau, Alessandro Arcangeli e l’egiziano Mohamed Ali Hassan, tutti sentiti ieri dal gip Marco Contu al quale, alla presenza degli avvocati difensori Marzio e Mario Altana, Giampaolo Murrighile e Antonello Desini, hanno ribadito la facoltà di non rispondere. Molti di loro sarebbero orientati per un rito alternativo da chiudere al più presto e, nel frattempo, i legali hanno presentato ricorso al tribunale del riesame per la revoca del provvedimento restrittivo emesso nei loro confronti. In questo quadro investigativo il ruolo più rilevante che sarebbe emerso è quello tenuto da Cristian Ambrosio, un ristoratore campano che ha ottenuto successo in città che, negli anni, si è trasformato in imprenditore nel settore degli stupefacenti sostituendosi, pare, ai vecchi boss finiti in carcere o sgominati, a suon di bombe e atti intimidatori, da una spietata concorrenza. L’uomo, stando agli accertamenti compiuti dalla squadra antidroga della polizia di Olbia, avrebbe organizzato un vastissimo giro d’affari che trattava merce allo stato quasi puro, chili di cocaina che venivano acquistati all’ingrosso nella penisola e smerciati in parte nella villa dell’uomo, a “casa Mia” come più volte indicato ai tantissimi clienti della Olbia Bene che a lui, o dai suoi complici, si rivolgevano per acquistare lo stupefacente. Ora non resta che attendere l’interrogatorio dell’ultimo degli arrestati, Matteo Cuccu, assistito dall’avvocato Luca Tamponi.

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