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Olbia

Omar Saar: coinvolgete gli extracomunitari

Il dirigente del Pd difende la scelta di far votare tutti: «Un passo importante verso l’integrazione»

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OLBIA. Per Omar Saar non ci sono dubbi: la via dell’integrazione passa necessariamente per il coinvolgimento degli immigrati nella vita sociale. A cominciare dalle elezioni, seppure primarie. E vuole dire la sua sulla polemica che sta infiammando la Coalizione civica e democratica. Si parla di regole, si parla di aventi diritto al voto e si parla di escludere dalle primarie chi non è iscritto nelle liste elettorali. Ad esempio, la maggior parte degli extracomunitari.

Omar Saar è senegalese e vive e lavora a Olbia dal 2001. Alle spalle una lunga militanza politica e sindacale, oggi è membro della segreteria cittadina del Pd. Da qualche mese è cittadino italiano, residente a Olbia. Lui voterà alle primarie e anche alle elezioni comunali. Però si batte per i tanti altri che vorrebbero ma ancora non possono. «La linea politica nazionale del Pd è chiaramente rivolta al massimo coinvolgimento degli immigrati nella vita sociale, a cominciare dal voto – dice Omar – basta vedere Milano o Roma dove tutti hanno votato o possono votare alle primarie. Perché deve fare una scelta diversa proprio Olbia che ha una grande tradizione di accoglienza e che ogni giorno si misura con i problemi dell’immigrazione e dell’integrazione». «Proprio il Pd ha fatto grandi passi su questo fronte – aggiunge – lavorando per includere e non per escludere. Stiamo parlando di persone che vivono e lavorano a Olbia, pagano le tasse a Olbia, mandano i loro figli a scuola in questa città. Perché negare loro il diritto di scegliere il candidato migliore alle primarie. Cioè il futuro sindaco che poi dovrà misurarsi con i problemi degli immigrati e dell’integrazione. Il problema è proprio questo: chi vince le primarie e poi magari le elezioni comunali dovrà occuparsi dei problemi dell’integrazione e quindi è doveroso coinvolgere gli extracomunitari nella scelta». «Insomma – conclude Omar Saar – gli extracomunitari hanno così pochi diritti che davvero non è giusto negargli anche quelli». (m.b.)

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