Povertà estreme, c’è un tesoretto
L’assessorato ha recuperato 780mila euro dalle risorse per il 2015
OLBIA. Non spendere i soldi che servono per le misure di contrasto alle povertà estreme sarebbe stata un'ingiustizia troppo grande. Ma nelle pieghe dei bilanci, nulla è scontato. Per questo diventa decisiva l'azione portata avanti dall'assessorato ai Servizi sociali del Comune di Olbia, che riuscirà a utilizzare 780 mila euro delle risorse per il 2015 che non sono stati spesi. In questo momento le linee di contrasto alle povertà estreme relative all'annualità 2015 hanno soddisfatto solo il 20% delle domande. Per questo i Servizi sociali hanno deciso di proseguire gli interventi attingendo alla graduatoria esistente: i potenziali beneficiari dovranno solo consegnare l'Isee che dimostri (novità dell'ultima Finanziaria nazionale) un reddito sotto i 5mila euro (non più 4.500). Linee di contrasto che si declinano in lavori socialmente utili, occasioni di impiego all'interno della pubblica amministrazione per livelli più alti di istruzione o sostegno per i pensionati più deboli.
Sarà invece pubblicato a maggio il bando per le azioni di contrasto per l'annualità 2016, per il quale sono previste risorse regionali e comunali per un ammontare di un milione e 100 mila euro. Tra la proroga per questi mesi e il nuovo bando abbiamo una platea potenziale di 450 nuclei familiari, su circa 1500 famiglie che al novembre 2015 si erano rivolte al Comune per situazioni di povertà estrema. «Siamo riusciti a non perdere i soldi – ha spiegato l'assessore ai Servizi sociali, Rino Piccinnu – attingendo a graduatorie del novembre scorso, quindi assolutamente realistiche e non vecchie. Voglio aggiungere che le misure riguardano esclusivamente i residenti nel comune di Olbia». L'aggiornamento Isee consentirà poi di evidenziare se lo stato di necessità permanga in capo ai nuclei familiari in graduatoria, sulla base dei nuovi parametri introdotti per la valutazione delle condizioni economiche delle famiglie interessate. «In un momento in cui manca il lavoro, come accade in Gallura, inizia la lotta per la sopravvivenza che spesso anticipa la condizione di povertà - sottolinea Mirko Idili, segretario generale della Cisl Gallura - ecco perché, davanti a una situazione di malessere sociale, sposiamo iniziative orientate a una logica di welfare non come costo, ma come opportunità per valorizzare le persone e arricchire il capitale umano». Un concetto di welfare sociale e rigenerativo come modello virtuoso, che trova consensi anche nella Cgil. «Non posso che essere d'accordo con politiche di inclusione sociale che non ricalchino logiche assistenziali – sottoscrive Luisa Di Lorenzo, segretaria provinciale della Cgil – ma si modulino sulla necessità di restituire la dignità alle persone attraverso il lavoro».
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