Il penitenziario di Nuchis un esempio per l’Europa

Il carcere gallurese è stato citato dall’European Forum for Restorative Justice L’assessore Amic: giustizia riparativa, riconosciuto il grande lavoro di squadra

TEMPIO. La città di Tempio ha avuto nei giorni scorsi un importante riconoscimento internazionale nell’ambito della Giustizia riparativa. E’ stata infatti citata nella Newsletter del 6 aprile dell’European Forum for Restorative Justice. Il Forum europeo per la Giustizia riparativa che si propone di sostenere e sviluppare una rete in materia e di agevolare lo sviluppo delle pratiche di Giustizia riparativa in tutta Europa.

«Questo -, dichiara Alessandra Amic, assessore comunale ai servizi sociali -, grazie alla ricerca posta in essere nella Casa di Reclusione di Nuchis, dall’Università degli Studi di Sassari e dal gruppo di lavoro della professoressa Patrizia Patrizi, ordinaria di Psicologia sociale e giuridica dello stesso ateneo che ha portato la città di Tempio, a diventare il prototipo dello studio metodologico di “Restorative city”. Di città riparativa cioè, capace di accogliere, capire e aiutare chi, dopo avere sbagliato anche in maniera grave, intende percorrere il faticosissimo cammino del proprio recupero. La ricerca, o, se si preferisce, la giustizia riparativa ispirata ad un modello già attuato con successo in Gran Bretagna - dice ancora la Amic -, da diversi anni, grazie al coinvolgimento voluto caparbiamente dal direttore Carla Ciavarella ( trasferita qualche mese fa ad un altro prestigioso incarico ndc), ha sempre visto la nostra città proiettata verso la costruzione di una comunità relazionale e riparativa per la prevenzione del crimine dove tutti i soggetti coinvolti, scuole, famiglie, magistratura, istituzioni varie e associazioni di volontariato tentano di risolvere i conflitti con l’interscambio collettivo e pacifico». Tantissime le iniziative per la conoscenza prima e sulla pratica poi della giustizia riparativa che hanno visto la comunità tempiese approcciarsi al difficile argomento in un primo momento quasi con diffidenza e poi di iniziativa in iniziativa con sempre maggiore entusiasmo e partecipazione convinta. Dal progetto Sicomoro, del 2014, che per mesi poneva davanti, in un confronto serrato, “vittime” e “carnefici”, ai dibattiti dentro e fuori le mura, all’inserimento pieno delle scuole nella vita e nell’attività della struttura, alla pratica della cultura in tutte le sue forme. Una attività entusiasmante e al tempo stesso impegnativa che ha travalicato i confini comunali per spandersi sul territorio sino ad arrivare al 17 dicembre dell’anno scorso, quando il consiglio comunale tenne una sua storica riunione all’interno del Carcere. «Il cammino da percorrere - chiude la Amic -, è ancora lungo. Questo riconoscimento internazionale ci spinge ad impegnarci ancora di più sulla strada intrapresa». (a.m.)

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