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Energia

Petrolio e gas, effetto guerra: prezzi in rialzo fino al +44% e carburanti già in aumento

Petrolio e gas, effetto guerra: prezzi in rialzo fino al +44% e carburanti già in aumento

Lo Stretto di Hormuz sotto tensione spinge le quotazioni internazionali. Timori per l’Europa e per le bollette energetiche

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Roma La crisi in Medio Oriente scuote i mercati energetici globali. Gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, seguiti dalla risposta missilistica di Teheran, hanno innescato una brusca reazione su petrolio e gas, con ripercussioni immediate anche sui carburanti.

Il nodo strategico è lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per oltre 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati, pari a circa un quinto dei consumi mondiali. Da qui transita inoltre l’intero export di gas naturale liquefatto di Qatar ed Emirati Arabi Uniti, che rappresenta anch’esso circa il 20% del Gnl globale. In queste ore centinaia di petroliere e metaniere risultano ferme al largo, mentre QatarEnergy ha sospeso la produzione di Gnl.

Sui mercati le tensioni si sono tradotte in un’impennata delle quotazioni. Il Wti statunitense e il Brent del Mare del Nord hanno aperto con rialzi compresi tra l’8% e il 9%, con il barile vicino agli 80 dollari. Ancora più marcato il movimento del gas: ad Amsterdam l’indice Ttf è balzato del 44,73% a 46,255 euro per megawattora. I futures di maggio segnano +41,3% a 44,525 euro, quelli di giugno +37,653% a 42,985 euro.

Gli analisti ritengono che, in caso di protratta chiusura di Hormuz, il greggio potrebbe salire fino a 100 dollari al barile. Una valutazione condivisa anche da Barclays e da altre grandi banche d’investimento, che prevedono effetti a catena anche sul gas.

Le conseguenze si stanno già riflettendo sui listini alla pompa. Come riporta il Corriere della Sera, lunedì si sono registrati i primi ritocchi sui prezzi consigliati dei principali marchi. Il gasolio ha raggiunto il livello più alto dal 28 febbraio 2025. Secondo Staffetta Quotidiana si tratta soltanto dell’inizio, perché gli adeguamenti non incorporano ancora l’ultimo balzo delle quotazioni petrolifere. Il diesel self service è salito a 1,728 euro al litro (+8 millesimi), mentre il servito è a 1,865 euro (+7).

Quali effetti sull’Europa e sulle bollette? Secondo Simone Tagliapietra, senior fellow del think tank Bruegel, il continente è meno esposto rispetto a Paesi asiatici come Cina, India, Giappone o Corea del Sud, ma non è al riparo. Petrolio e Gnl sono mercati globali: eventuali rincari colpirebbero anche l’Europa, a prescindere dai volumi fisicamente importati.

La vulnerabilità maggiore riguarda il gas liquefatto. Se i flussi dal Qatar e dagli altri Paesi del Golfo dovessero ridursi, la disponibilità spot diminuirebbe subito e l’Europa si troverebbe a competere con l’Asia per i carichi flessibili, come avvenuto tra il 2021 e il 2023. Con un aggravante: gli stoccaggi europei sono oggi più bassi rispetto agli anni precedenti, con 46 miliardi di metri cubi a fine febbraio 2026, contro i 60 del 2025 e i 77 del 2024.

Un aumento simultaneo di petrolio e gas, osserva Tagliapietra, limiterebbe anche le possibilità di sostituzione tra fonti, accrescendo il rischio di un ritorno al carbone e la necessità di misure di risparmio energetico. Per questo l’esperto suggerisce che la Commissione europea coordini con gli Stati membri strumenti di emergenza, a partire da un monitoraggio rafforzato del mercato del Gnl, una strategia comune di riduzione della domanda e un maggiore coordinamento nel riempimento degli stoccaggi.

Il tema si intreccia con la competitività industriale europea. Come sottolineato dall’ex premier Mario Draghi nel suo rapporto, l’alto costo dell’energia pesa sui settori più energivori. Anche la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito che i prezzi sono strutturalmente elevati per la dipendenza dalle importazioni e per le carenze infrastrutturali, invitando ad accelerare su rinnovabili e nucleare. Le nuove tensioni internazionali rendono questa direzione ancora più urgente.

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