«Migranti, aiutiamoli»
Il segretario generale della Cei lancia un forte richiamo
TEMPIO. Ha avuto il giusto e meritato richiamo il convegno sulla misericordia organizzato dalla diocesi di Tempio-Ampurias e dal circolo “Primo Mazzolari” di Tempio. Sia per il tema preso in esame, che per i relatori che vi hanno preso parte. Tra questi, monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, uno degli uomini di chiesa oggi più vicini al pontefice.
L’idea degli organizzatori era quella di declinare il tema della misericordia in rapporto alle questioni più urgenti del nostro tempo, per capire innanzitutto come intenderla e con quali scelte e forme di condotta meglio interpretarla. Di non poco aiuto è stata così anche la relazione di Bachisio Bandinu, che ha contestualizzato il tema nella realtà sarda, proponendo una stimolante chiave di lettura del rapporto tra giustizia e misericordia. Preceduto dai saluti del moderatore del convegno, don Paolo Pala, rettore del Seminario diocesano, e dalle parole del vescovo, monsignor Sanguinetti, del segretario del circolo “Mazzolari”, Paolo Sanna, e del sindaco di Tempio, Andrea Biancareddu, Galantino ha subito messo in luce una delle ragioni per le quali papa Francesco ha scelto proprio lui per un incarico tanto prestigioso e gravoso come quello di segretario della Cei: la schiettezza, la semplicità, il coraggio e l’immediatezza delle posizioni che assume. Qualità che non mancano, di certo, al pontefice argentino che sta facendo proprio di tutto perché questo anno, con il richiamo alla misericordia, sia davvero “una scossa salutare per tutta la chiesa”.
Tanti sono stati gli aspetti della questione presi in esame da Nunzio Galantino: la liturgia come segno della misericordia, l’inderogabile esigenza di tradurre in atteggiamenti concreti lo spirito della misericordia, la Bibbia come racconto della misericordia che narra una storia d’amore.
Proprio la Bibbia aiuterebbe a risolvere il dissidio tra giustizia e misericordia. Rispetto anche al più illuminato testo di diritto, le Sacre Scritture contemplerebbero una più ricca accezione del concetto di giustizia, la quale potrebbe non coincidere con la misericordia, ma, per questa ragione, nemmeno andrebbe a quella strettamente contrapposta, come se l’una dovesse escludere l’altra.
Ma più che un ritorno alle Scritture, Galantino ha auspicato la riscoperta di una vita più autenticamente cristiana, in cui il prossimo (l’uomo che soffre e vive ai margini) venga a farsi meno distante. Immagine di questa prospettiva sarebbero i migranti che anche in Sardegna, Gallura compresa, mettono alla prova la forza di una misericordia che, come ammonisce il papa, deve calarsi nella realtà concreta e non diventare mai una questione astratta.(g.pu.)
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