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Olbia

Tra Careddu e Nizzi le scintille finali

Tra Careddu e Nizzi le scintille finali

L’ultimo confronto tra i due candidati sindaco alla Stazione marittima per la chiusura della campagna elettorale

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OLBIA. Una città con tanti nervi scoperti: dal rapporto con la Regione alle opere rimaste a mezz’aria, dal rischio idrogeologico alla diminuzione istituzionale. Un rosario di ferite e di conti aperti che si rivelano nell’applausometro della Stazione marittima, riempita come un uovo da un migliaio di persone scatenate nel tifo aperto, caldo, in qualche breve episodio rovente a favore dei due candidati alla carica di sindaco, Carlo Careddu per il centrosinistra e Settimo Nizzi per il centrodestra. Confronto finale di una campagna elettorale che approderà al verdetto domani a tarda notte.

Le prime scintille. I due competitori si appellano all’orgoglio di potersi dedicare alla comunità di appartenenza che li chiamerà al servizio di se stessa e del proprio futuro. Nizzi chiede il voto perché «avendoci pensato a lungo, ho visto che i cinque anni trascorsi non sono stati esaltanti per la città», Careddu ribadisce di «non essere un politico di professione» e sfugge perciò «al rischio di indigestione del potere e degli incarichi» che vede nell’avversario. Sono le parole conclusive di un confronto che già alle prime battute preannuncia l’incrocio di spade, su sollecitazione delle domande proposte dai giornalisti Marco Bittau (La Nuova), Caterina De Roberto (Unione sarda) e coordinato da Augusto Ditel e promosso dal sito di informazione Olbia.it diretto da Angela Galiberti.

Lo sviluppo. I simpatizzanti si scaldano subito, imbastiscono boati di diniego con urla di approvazione a seconda dell’oratore. Nizzi rilancia i suoi progetti del decennio del proprio governo, dal 1997 al 2007, anche se aggiornati a uno scenario mutato, soprattutto politicamente con le nuove regole sull’uso del territorio volute dal centrosinistra che ha penalizzato (è l’interpretazione di Nizzi) l’impalcatura del suo Master plan. «Tratteremo con gli imprenditori perché ci sia una reale possibilità di sviluppo», precisa. «Noi abbiamo pianificato con la città , dando vita a un laboratorio civico, non regalando volumetrie agli amici», attacca Carlo Careddu, delineando lo spettro di una atteggiamento politico dal quale, ha sostenuto più volte, la città dovrebbe salvarsi. «Si potrò edificare nelle Zone F – aggiunge – e dare luogo agli investimenti».

Uffici chiusi. Nizzi incalza: «Ma glielo avete mai chiesto, voi del centrosinistra, al presidente della Regione Pigliaru cosa vuole fare per salvare la Port Authority?». Careddu ricorda che fu Nizzi a «osteggiare l’Autorità portuale», poi rivolge all’ex governatore Ugo Cappellacci (presente in sala a sostegno di Nizzi) per chiedergli cosa farebbe lui, oggi. La risposta è «Firmerei subito». Il batti e ribatti accende il pubblico. I presìdi mancati sono ormai tanti. Nizzi contrattacca: «In cinque anni non siste andati una volta a Cagliari, da Pigliaru a farvi sentire. Noi non intendiamo restare in questa condizione. Ho inviato una lettera alla Regione, nell’assoluta indifferenza del centrosinistra». Careddu accentua i toni determinati negli interventi. «Noi la battaglia la faremo insieme alla città, perché è la città che si deve ribellare. Non ci saranno distinzioni di colore politico. Non inchino la testa davanti a nessuno». Aggiunge una nota di colore: «Indosserò elmetto e gambali per difendere la città».

La giunta. Nizzi insiste sul valore della politica. «Spetta alla politica dare l’indirizzo di governo e favorire la realizzazione del programma. Darò responsabilità a chi ha avuto maggiore consenso, perché chiamato dalla città a dare risposte». Carlo Careddu preferisce una strada di maggiore autonomia. «Adotterò i criteri che servono alla seconda città della Sardegna, quale Olbia è: la possibilità di lavorare 24 ore consecutive per governare, ci dovranno essere garanzie di onestà e trasparenza nella vita privata e in quella amministrativa, sarà necessaria la competenza. Su questi criteri farò le scelte nella rosa che la coalizione presenterà».

Progetto Mancini. Schegge finali quando si parla della ferita aperta e dolorosa delle alluvioni. Gli animi si scaldano. La platea s’impadronisce del proprio ruolo e acclama o boccia con toni forti le rivendicazioni di Nizzi del proprio piano di mitigazione o le denunce di inconsistenza tecnica che gli rinfaccia Careddu, a sua volta coperto da un’ovazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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