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Olbia

Chirurgia plastica, seconda denuncia per lesioni gravi

Chirurgia plastica, seconda denuncia per lesioni gravi

Una donna di 45 anni accusa il Centro estetico Michelangelo «L’addominoplastica mi ha lasciato delle profonde cicatrici»

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OLBIA. Una nuova operazione per Teresa, nome di fantasia, la giovane di 37 anni che dopo essersi sottoposta a un intervento di mastoplastica addittiva ha riportato una grave infezione. La ragazza aveva scelto l’ambulatorio Michelangelo per realizzare il suo sogno di bellezza. Ma i risultati non sono stati quelli in cui sperava. Nei prossimi giorni dovrà rimuovere le protesi al seno. Ha quindi denunciato il Centro estetico per lesioni gravissime. Intanto il legale di Teresa, Egidio Caredda, ha presentato una seconda denuncia per lesioni gravissime. A firmarla una 45enne che si è sottoposta a un intervento di addominoplastica. Che, più che darle un ventre piatto, le ha lasciato due profonde cicatrici, una orizzontale e una verticale.

Nuova denuncia. «La mia cliente già dal mese di marzo aveva verificato con vari preventivi i costi di una addominoplastica – spiega l'avvocato –. I prezzi si aggiravano intorno agli 8mila euro. Costi giustificati da una particolare procedura di sicurezza imposta dalla legge che impone l’anestesia totale, la prenotazione di una sala operatoria, la presenza di un rianimatore. Attraverso informazioni su Facebook e in rete aveva scoperto che all’ambulatorio Michelangelo chiedevano 3500 euro. Il 25 aprile si è quindi sottoposta all'intervento in anestesia locale. Si è presentata a digiuno alle 17 per essere operata dalle 20 alle 22,40. È stata poi portata in una stanza, senza un campanello per le emergenze o un telefono. Alle 2 del mattino, dopo aver avvertito dolori ed essere stata presa dal panico ha chiamato il responsabile della clinica. Ma solo il mattino alle 8,30 è stata visitata e dimessa alle 11». La donna ha raccontato di aver dovuto gestire la medicazione della ferita a casa. «Durante la visita per l’asportazione dei punti la mia paziente si è accorta di avere un taglio orizzontale molto vistoso e uno verticale. L’intervento invece che migliorare il corpo lo ha deturpato in modo irreparabile. Da qui la denuncia per lesioni gravissime con il proposito, peraltro, di ottenere un accurato controllo sull'idoneità dello studio medico Michelangelo per l’esecuzione di interventi chirurgici altamente invasivi».

Il caso di Teresa. Alla fine di aprile la 37enne si era sottoposta a un intervento di addominoplastica. Un mese dopo all’operazione al seno. Dopo due settimane dalla mastoplastica addittiva la giovane aveva cominciato a lamentare dolori fortissimi e febbre. Aveva quindi subito un secondo intervento riparatore. «Con effetti devastanti – aveva spiegato il legale Egidio Caredda –. L’infezione a oggi non è regredita e la mia assistita dovrà subire l'asportazione delle protesi». L'avvocato della clinica Michelangelo, Giampaolo Murrighile, aveva rispedito al mittente le accuse. Aveva difeso la professionalità dello studio Michelangelo, attribuendo alla paziente la responsabilità delle conseguenze dell'intervento, per il mancato rispetto del protocollo post operatorio. (se.lu.)

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