Crescono le polemiche sull’Amp
Santa Teresa, la minoranza chiede un incontro pubblico: «Vogliamo sapere come e chi la gestirà»
SANTA TERESA. Il gruppo di minoranza “A cara a ventu” chiede al primo cittadino un incontro pubblico urgente sull’area marina protetta Capo Testa-Punta Falcone. «Sono passati mesi dalle nostre richieste di chiarimenti fatti sia al Comune che al ministero dell'Ambiente – dichiara la capogruppo Angela Antona -, ma sono rimaste lettera morta. Non siamo contrari all'istituzione di un'Amp, ma vogliamo sapere, è soprattutto un diritto dei cittadini, come e da chi sarà gestita. Perché non ci è mai stata data risposta».
La minoranza chiede chiarimenti anche sulla trasferta capitolina del sindaco, Stefano Pisciottu e del delegato all'Ambiente, Paolo Sardo. «Altro che trasparenza - incalza l'opposizione -, portano avanti l'iter in sordina. Eppure, nell'unico incontro pubblico del secondo mandato del sindaco, abbiamo chiesto a gran voce, oltre che con numerose lettere, di essere coinvolti in scelte importanti come questa. Nessun cenno all'Amp nemmeno nelle sedute consiliari. Nessuna risposta neanche dal ministero». Poi dichiarano: «Scopriamo, attraverso una determina di missione istituzionale, pubblicata all'albo pretorio, che Pisciottu e Sardo ieri hanno partecipato a una riunione tecnica al ministero dell'Ambiente “per l'esame dello schema del decreto istitutivo relativo all'Amp”. Esigiamo spiegazioni. Qua c'è in ballo il futuro di una delle aree più sensili e meravigliose del territorio».
Sull'iter per l'istituzione dell'Area marina protetta aveva polemizzato anche il “Movimento sardo pro territorio”, annunciando un ricorso al Tar perché, a suo dire, «le procedure non sarebbero chiare». Il rappresentante locale del Movimento, Ulisse Murru, oltre a chiedere un referendum aveva sollecitato al sindaco un incontro pubblico.
Proteste anche da uno dei gruppi che presentò in Comune una dettagliata controproposta. «L'Amp enorme definita da Ispra sarà ingestibile - afferma il portavoce Carlo Forni -, economicamente non sostenibile e porterà solo alla pesca di frodo. I costi ricadranno su Comune e Regione, e quindi sulle tasse locali. La regolamentazione allontanerà turisti appassionati di pesca e danneggerà l'economia del paese. Alla nostra proposta Comune e Ispra hanno solo ridotto di poche centinaia di metri una zonazione larga 15 miglia». (w.b.)
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