Gli amici motociclisti: più attenzione e rispetto delle leggi

OLBIA. Sulla triste vicenda di Carlo Deriu abbiamo ricevuto una lettera di un gruppo di 4 amici motociclisti del giovane scomparso tragicamente lunedì. Una lettera che invita tutti a una maggiore...

OLBIA. Sulla triste vicenda di Carlo Deriu abbiamo ricevuto una lettera di un gruppo di 4 amici motociclisti del giovane scomparso tragicamente lunedì. Una lettera che invita tutti a una maggiore attenzione sulle strade, in particolare gli automobilisti nei confronti dei centauri. Questo il testo della lettera.

Cara redazione, parlo in nome del mio gruppo BluesBrothersBikers. Siamo quatto giovani uomini amanti della vita, uniti dalla stessa innata passione, la motocicletta. Ebbene sì, la motocicletta, oggetto tanto discusso dalla maggior parte della gente, oggetto espiatorio troppo comodo da utilizzare, perché si sa, la colpa è sempre di noi giovani motociclisti.

Ma vorremmo dire una cosa in merito a questo, quando muore uno di noi, quando ormai non c'è più niente da fare, quando rimane solo da piangere e disperarsi, chi è che ha il coraggio ancora di incolparci? Chi è l’umano che invece non la smette con i pregiudizi, i luoghi comuni, le dicerie e le morali dei predicatori del bene ma dal razzolare male? Perché noi e tutti gli amici stretti di Carlo non ne conosciamo. Sappiamo solo cosa è successo, a mala pena come è andata. Sappiamo il luogo, l’ora, la moto, la macchina. Ma non sappiamo perché davvero è accaduto. Non capiamo perché gli utenti della strada credano che ogni direzione sia la migliore per se stessi e gli altri. Non riusciamo a mandar il giù il fatto che sia morto un ragazzo di 28 anni soltanto perché ci sono persone che si ostinano a non rispettare il codice stradale. Eppure, eppure nell'immaginario collettivo siamo noi i teppisti. Quelli che se ne fregano di tutto e tutti. E allora spiegateci, questa disperazione, l'ennesima, che ci tocca sopportare se a noi della vita non ci interessa niente.

Noi vorremmo che la morte di Carlo, serva di lezione. Ma questa volta vorremmo una lezione più dura, invitando a chi la mattina esce di casa a pensar che nella stessa strada magari ci può essere il loro figlio, perché se non lo vogliono far per se stessi allora che lo facciano per gli altri. Perché gli altri siamo noi. Gli altri era Carlo. Gli altri sono ancora là fuori che provano a vivere normalmente, con o senza moto. Ecco, gradirei passare questo messaggio, affinché non sia, quella di Carlo, un'altra morte fine a se stessa. Noi come lui, teniamo alla vita più di qualunque altra persona, perché ci piace assaporare tutto quello che ci è stato dato, e lo facciamo su due ruote, perché chi ha due ruote è unito, è un fratello. Fa parte di una famiglia, la stessa famiglia che ora urla il suo nome a suon di decibel in suo onore.

Grazie di averci ascoltato: BluesBrothersBikers.

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