Enas, prigionieri della strada-cantiere
L’odissea di 100 famiglie e 60 aziende di Lu Trambucconi: ogni giorno 26 chilometri per raggiungere la Sassari-Olbia
OLBIA. La quattro corsie è una moderna striscia di asfalto nero. Le auto sfrecciano beate dopo anni di promesse mancate e lavori al rallentatore. Ma basta guardare fuori dal finestrino per rendersi conto che la nuova strada ha portato con sé anche una montagna di disagi. L'intero tratto di campagna compreso tra Olbia ed Enas, per chi ci abita e ci lavora, è una immensa e snervante trappola. Un problema è rappresentato dalle strade complanari, vecchi percorsi di campagna pieni di buche e guadi fangosi. Zero illuminazione, zero indicazioni. Ma la cosa ancor più evidente è che, da Olbia a Enas, la nuova quattro corsie è priva di svincoli. Per raggiungere le proprie case o le proprie aziende, c'è chi è addirittura costretto a percorrere un qualcosa come 26 chilometri, tra andata e ritorno. È un problema che riguarda circa 400 persone, tra famiglie, allevatori e imprenditori. La pazienza, da queste parti, è al limite.
Vicini ma lontani. A trovarsi in questa situazione sono 100 famiglie e 60 aziende. Giuseppe Dettori è uno di loro. Con la sua famiglia vive in località Su Trambuccone, o Lu Trambucconi, al di là del fiume Enas, alla sinistra della quattro corsie in direzione Sassari. «Casa mia, in linea d'aria, è vicina alla città. Ma per arrivarci devo percorrere 13 chilometri, che diventano 26 tra andata e ritorno - racconta -. Lavoro a Olbia e faccio questo percorso sia di mattina che di pomeriggio. In benzina spendo 15 euro in più al giorno». Giuseppe Dettori non è un amante dei giri larghi. Semplicemente lui non ha alternative: per arrivare a casa deve percorrere la quattro corsie e, una volta arrivato allo svincolo per Enas, imboccare una strada complanare, neanche segnalata, e tornare indietro in direzione Olbia. «E questo perché non hanno previsto neanche uno svincolo - continua -. Quando il livello dell'acqua è basso, riusciamo a tagliare guadando il fiume. Ma ora non si può». Fino al novembre 2013 Su Trambuccone si poteva raggiungere da un vecchio ponte. Ma l'alluvione lo ha distrutto e ora è abbandonato.
Complanari a brandelli. Svincoli inesistenti a parte, a preoccupare è la condizione delle strade complanari. Il viavai di auto, fuoristrada e camioncini è costante. Ma le carreggiate, non asfaltate, sono strette, fangose e piene di buche. Qualche volta sono i cittadini stessi a tappare le voragini con pala e sabbione. Non è raro imbattersi in cumuli di rifiuti abbandonati in cunetta. «Queste strade non sono neanche segnalate, se non le conosci non le trovi - dice Giuseppe Pinna -. Come faremmo se avessimo bisogno di un'ambulanza? Come glielo spieghiamo il tragitto?».
L'isolamento. I disagi colpiscono famiglie e lavoratori. Questa zona è per esempio disseminata di aziende agricole, che adesso si trovano in ginocchio perché i disagi aumentano i costi, dilatano i tempi di percorrenza e di conseguenza allontanano l'area dalla città. Intrappolato dietro il guardrail della quattro corsie c'è addirittura un campo da golf. Non mancano i pericoli. Qualche giorno fa una betoniera si è ribaltata a causa delle cattive condizioni di una delle strade complanari. «Qui ci lavorano tanti pastori - spiega Antonio Spano -. Ormai non riescono a passare più neanche i camion per il ritiro del latte».
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