False griffe sugli abiti, nuovi sequestri
Altri 36mila capi di abbigliamento contraffatti scoperti dalla finanza in tutta Italia. 54 denunce, coinvolti 16 grossisti sardi
OLBIA. L’operazione “Teseo” si è conclusa con blitz in tutta Italia. Ed ecco il risultato finale: 54 persone denunciate per frode in commercio e 50mila capi d’abbigliamento sequestrati, tutti con false etichette. Sotto sequestro anche alcuni macchinari industriali utilizzati per la contraffazione. Individuate infine 36 attività commerciali che operano nel settore dell’import-export di capi d’abbigliamento nelle zone di Sassari, Cagliari, Roma, Napoli, Padova e Prato.
Atto finale. L’altro ieri, dunque, l’ultimo atto di una complessa attività partita da Olbia lo scorso novembre quando gli uomini della guardia di finanza, guidati dal comandante Marco Salvagno, avevano scoperto e sequestrato 15mila capi di abbigliamento taroccati: vestiti, maglie e pantaloni in acrilico e fibre sintetiche ma che venivano venduti con l’indicazione di filati pregiati. Diciannove i negozi coinvolti, gestiti prevalentemente da cinesi, sia in città che ad Arzachena e Santa Teresa.
Alt alle frodi. L’operazione, che rientra nel settore della tutela del Made in Italy e delle frodi ai consumatori, ha visto impegnati nella giornata di lunedì più di 200 militari e ha consentito appunto di smantellare una rete articolata che produceva e vendeva capi d'abbigliamento con false etichette.
Le analisi. Ad accertare che si trattava di false griffe, erano state le analisi svolte dal laboratorio BuzziLab di Prato: tutti i capi di abbigliamento messi in vendita nei negozi della Sardegna nord orientale erano stati confezionati con filati diversi e non di pregio rispetto a quelli indicati sull’etichetta.
I fornitori. I finanzieri, coordinati dal procuratore della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi, trovandosi dunque davanti a una rilevante frode in commercio, sono riusciti a risalire alle filiere di approvvigionamento dei capi illeciti. Dopo i controlli e i sequestri in Gallura, l’operazione si è dunque estesa in tutta la Penisola e ieri è stato chiuso il cerchio sulla frode tessile milionaria con numerosissime perquisizioni
I precedenti. Lo scorso ottobre, la guardia di finanza di Olbia aveva visitato 19 negozi e megastore prelevando alcuni campioni. Il 25 novembre erano poi scattate le perquisizioni con il sequestro dei primi 15mila capi di abbigliamento. Per arrivare a questo risultato, gli investigatori si sono mossi in due direzioni: da un lato hanno cercato di capire da quali grossisti si rifornissero i negozianti galluresi e, dall’altra, hanno chiesto il contributo di un laboratorio specializzato per analizzare l’abbigliamento.
La mappa. Il passo successivo è stato quello di fare una mappa precisa dei rifornitori. E così si è scoperto che i 19 negozi della Gallura facevano riferimento a 8 grossisti che hanno la loro attività sulla strada 25 di Predda Niedda, la zona industriale di Sassari. Altri 8 rifornitori di abbigliamento con etichette false sono stati scoperti a Cagliari (tra viale Elmas e via Del Fangario): A questi si aggiungono quelli di Roma (8), di Napoli (8), di Padova (1) e di Prato (1).
I numeri. Dopo i primi 15mila capi sequestrati in Gallura, l’altro ieri ne sono stati sequestrati altrettanti in Sardegna (tra Cagliari e Sassari) e 20mila nel resto d’Italia.
La solidarietà. I capi di abbigliamento sequestrati (è stato accertato che le fibre sintetiche utilizzate non sono assolutamente pericolose) anche questa volta non saranno distrutti. Verranno destinati a enti e associazioni di volontariato che, a loro volta, li distribuiranno tra le famiglie bisognose. (s.p.)
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