Un documentario sui frutti della pace
Alla Casa del fanciullo proiettato un film sulla storia di una cooperativa nata nell’ex Jugoslavia
TEMPIO. La convivenza tra i popoli può avere il dolce sapore di una marmellata di lamponi. In teoria, servirebbe poco, giusto una manciata di succosi frutti rossi, per scongiurare guerre e devastazioni, ma la realtà, si sa, è molto più complicata.
Ecco perché quando il prossimo 27 aprile (Casa del Fanciullo, ore 18) verrà proiettato anche a Tempio il film-documentario "Dert", quella che molti scopriranno sarà la storia eccezionale di un gruppo di donne che, in uno dei più devastati scenari di guerra del pianeta, ha dato testimonianza di un coraggio e di una determinazione unici. Grazie all'associazione Omnia, questa storia potrà venire rivelata anche in Gallura attraverso la proiezione di un pluripremiato lungometraggio. La pellicola s'intitola "Dert", porta la duplice firma di Mario e Stefano Martone e racconta una straordinaria storia di solidarietà. Una storia di sentimenti, di un modo di vivere la vita esorcizzando quotidianamente la guerra e di credere veramente nella forza liberatrice del lavoro.
La proiezione del documentario sarà preceduta dall'intervento di Mario Boccia, fotoreporter che, nei primi anni '90, seguì per il "Manifesto" il conflitto che era scoppiato nei Balcani. Il fotogiornalista è diventato amico di Rada Žarkovic e Skender Hot, presidente e direttrice di una cooperativa agricola che dà lavoro ad altre donne dell'area. Insieme raccolgono frutti e li trasformano in succhi e marmellate. Praticano la raccolta durante l'estate nelle terre vicino a Bratunac, crocevia di confini. È da queste terre che provengono i mirtilli selvatici che sono alla base di molti prodotti biologici.
Fondata nel 2003, la cooperativa è cresciuta negli anni, tanto da contare ora più di 500 soci, quasi tutte donne. Hanno differenti identità, ma non accettano per principio di essere classificate per etnie. Sono, quindi, un modello di solidarietà e convivenza che non vale per la sola Bosnia Erzegovina.
Di questo piccolo enclave della pace possibile parleranno, al termine della proiezione, la psichiatra Luisa Budroni e il vescovo della diocesi di Tempio-Ampurias, monsignor Sebastiano Sanguinetti. Due diverse prospettive che si sommeranno a quella di Mario Boccia. Per tutti varranno le immagini di "Dert" e di Bratunac, la cui area è stata teatro di scontri durissimi. Le cronache ricordano come allora molte famiglie si fossero rifugiate nella cittadina a maggioranza musulmana di Srebrenica, in un territorio dov'era comunque più numerosa la presenza serbo-ortodossa. Anche se venne riconosciuta come area protetta dall'Onu, nel luglio del 1995 l'esercito serbo-bosniaco entrò nella città, uccidendo gli uomini musulmani, senza distinzione di età. Fu quello il primo genocidio riconosciuto in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Un triste primato per una terra che sarebbe bello poter ricordare soprattutto per i suoi succosi frutti rossi. (g.pu.)
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