Devastati i vigneti, vendemmia a rischio

Le gelate notturne hanno danneggiato la produzione. Luigi Pinna: «La nostra azienda conta 50 ettari e il 70% è distrutto»

OLBIA. Fino a qualche giorno fa tutto era verde. Le foglie della vite coloravano la pianura e i germogli erano da poco comparsi sui rami delle piante. Poi è arrivata la gelata notturna. Il mercurio del termometro è piombato sullo zero, nel bel mezzo del mese di aprile, e il ghiaccio ha bruciato tutto. Praticamente una cosa quasi mai vista da queste parti. «Ho parlato con un anziano del posto. Ha una novantina di anni e mi ha detto che una cosa del genere è capitata solo un’altra volta, circa 80 anni fa» racconta sconsolato Luigi Pinna, che lavora nell’azienda vitivinicola di famiglia, fondata verso la fine degli anni Settanta dalla mamma Adonella Lupacciolu. Le tenute si trovano alle porte della città, nella piana di Vena Fiorita, poco lontano dal castello di Pedres, e come in tante altre zone della Gallura e dell’isola anche qui aleggia il timore di dover dire addio non solo alla vendemmia 2017, ma anche a quella del 2018. «Speriamo solo che la gelata non abbia compromesso anche la vita della pianta», aggiunge Luigi Pinna.

Il futuro nero. L’azienda Lupacciolu ha 50 ettari di vigna. Da un ramo dell’azienda anni fa sono nate le Tenute Olbios, l’etichetta che per esempio produce il noto vermentino «Lupus in fabula». Ma molta uva viene anche regolarmente venduta ad altre importanti aziende e cantine isolane. Dei 50 ettari di vigna, il 70 per cento è stato totalmente distrutto. Il 30 per cento rimanente presenta un danno di un ulteriore 50 per cento. «Forse è stato anche peggio di un incendio – commenta Luigi Pinna -. Ci ho impiegato qualche giorno per metabolizzare, una cosa così non ce l’aspettavamo mica. Ora non so cosa succederà, non so se le piante daranno più frutti. Sicuramente per quest’anno non se ne farà nulla e molto probabilmente sarà così anche l’anno prossimo». La speranza è che le piante riescano a riprendersi. «Ora vedremo quale sarà il corso della natura – continua Pinna -. So che si stanno muovendo i sindaci e le associazioni di categoria e spero che dalle istituzioni arrivi qualche tipo di aiuto, ma chissà quando…».

Primavera impazzita. Tutto è accaduto la settimana scorsa, attorno al 20 aprile. Una notte il termometro ha segnato zero gradi. Un’escursione di oltre 25 gradi, visto che durante le ore pomeridiane si registrano temperature quasi estive. Il risultato è angosciante. Il freddo ha bruciato tutto: le foglie adesso sono giallognole e secche, i germogli dei futuri grappoli d’uva sono ridotti in polvere. Una mazzata che rischia di mandare in fumo anni di sacrifici. «Anche l’erba è gialla, sembra piena estate, invece è stato il freddo - dice Luigi Pinna -. Sono in contatto con alcuni tecnici del settore, mi è stato consigliato di dare molta acqua alle piante per cercare di ridare vita alle piante. Spero che funzioni, perché qui la situazione è davvero grave».

Le altre vigne. Nella piana di Vena Fiorita ci sono anche i vigneti dei fratelli Mossa. Loro hanno una decina di ettari e ogni anno, dopo la vendemmia, vendono l’uva ad alcune cantine isolane per ricavarne del buon vino. E pure qui la stessa situazione. Le foglie delle piante sono tutte secche e i germogli sono ormai morti. Ai lati di alcune vigne ci sono dei piccoli alberi di fico: hanno lo stesso aspetto di una pianta appena cosparsa di acido. Poco più in là, a Spiritu Santu, ci sono invece i vigneti Zanatta, ma qui per fortuna non sono stati registrati danni. Pochi danni, invece, in una porzione delle vicine vigne Mancini. Poi la strage delle viti continua verso l’interno, verso Berchiddeddu.

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