La droga e l’alcol per renderle schiave
di Giampiero Cocco
Prostituzione, sgominata banda di romeni e sardi che sfruttavano 40 ragazze dell’Est tra Olbia, Sassari e il Cagliaritano
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TEMPIO. Drogate e ubriache, per far cadere i loro freni inibitori. Questa la linea d’azione imposta dal boss, una condizione di prostrazione psicofisica e di annientamento della personalità di una quarantina di ragazze in gran parte romene che, allettate da un posto di lavoro in Italia, venivano indotte a prostituirsi da una associazione a delinquere di sfruttatori di origine rumena e sarda. I quali imponevano alle ragazze un tariffario da rispettare, 1400 euro al mese per “lavorare” in appartamenti di Olbia, Sassari, Selargius e Pirri, nel cagliaritano, trasformate all’insaputa dei locatari in case chiuse. Un giro d’afferi annuo di oltre 400 mila euro. L’operazione “Jezabel”, coordinata dal capo della procura della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi, ha portato in carcere quattro componenti la banda di sfruttatori della prostituzione – Mauro Angius, 58 anni di Cagliari, Elios Serra, 27 di Sassari, Vasile Viorel Nicolae e Niculina Ursulescu, romeni rispettivamente di 31 e 32 anni – mentre i due capi della “cellula sarda” di sfruttarori sono uccel di bosco. Si tratta di un romeno di 29 anni e della sua fidanzata di 29, riusciti ad eclissarsi da Olbia, dov’erano monitorati sino a pochi giorni fa, prima che scattassero le manette per l’intera banda. Nell’operazione, condotta dagli uomini del reparto investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Sassari, guidati dal maggiore Emanuele Fanara, sono state denunciate a piede libero otte persone, per le quali è scattato l’obbligo di presentazione giornaliera all’autorità di polizia giudiziaria. Si tratta di Biagio Marginesu, 26 anni di Sassari, accusato di detenzione e spaccio di droga, e i romeni Ionut Trana, di 34, Madalina Maria Gruinea di 23, Georgica Dinu di 47 e Florin Zainea, 30 anni. Questi ultimi debbono rispondere, in concorso con gli arrestati, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, oltre che della detenzione della droga che, in buona parte, veniva fornita alle “ragazze” per mostrarsi accondiscendenti e disinibite con i clienti. I quali frequentavano le “case chiuse” pubblicizzate su un sito Internet che mostrava, nel portfolio, anche le ragazze in pose discinte. L’inchiesta era stata oltre un anno fa dal sostituto procuratore della Repubblica di Tempio Angelo Beccu, il quale aveva incaricato gli investigatori del comando provinciale di Sassari dei Carabinieri di allargare il raggio di azione e controllo per sgominare una banda che, nel giro di dieci mesi, ha fatto giungere nell’isola una quarantina di ragazze d’età compresa tra i 19 e i 25 anni. Ragazze alle quali veniva proposta una attività lavorativa nell’isola che poi si rivelava la trappola per la prostituzione. In molti casi le ragazze venivano selezionate dalle due donne che, a loro volta, svolgevano il ruolo di maitresse negli appartamenti sparsi nell’isola. Il gip Elisabetta Carta ha emesso le ordinanze di custodia cautelare e di limitazione della libertà che sono state eseguite ieri, all’alba, in diversi centri della Sardegna. La “mente” che organizzava la tratte della bianche era ad Olbia. Questa mattina, nel carcere di Nuchis, ci sarà l’interrogatorio di garanzia di alcuni arrestati, assistiti dall’avvocato Rosa Cocco.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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