Tre le alternative per il chiosco
Lo spazio preferito è quello davanti al museo: è un’area demaniale marittima
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OLBIA. Per capire come si è arrivati alle ruspe il rewind è d’obbligo. Ginetto Ambrosino e Margherita Spao aprono la loro edicola 36 anni fa, sul lato opposto di via Principe Umberto, al fianco della dogana. Alla fine degli anni Novanta, con l’inizio dei lavori del tunnel, l’allora sindaco Settimo Nizzi ne ordina il trasloco sul lungomare. Una sistemazione temporanea, per consentire al chiosco di continuare a lavorare. Da allora sono passati 19 anni. E quest’anno il primo cittadino ha presentato il conto agli Ambrosino. L’area in cui si trova l’edicola è di proprietà del Comune e si trova proprio davanti al giardino del palazzo del municipio in cui si celebrano i matrimoni. Per quella porzione di granito l’edicola ha pagato regolarmente la Tosap.
L’iter di sfratto. Gli atti ufficiali partono da gennaio con il primo ordine di sfratto. Ad aprile il secondo. La motivazione è puramente estetica. Brutto e senza decoro quel chiosco per avere diritto a restare in piedi in quella posizione, sotto un edificio storico. Partono le trattative dei legali degli Ambrosino con il Comune. Nizzi porta avanti in prima persona la sua crociata contro l’edicola brutta. In realtà si tratta di una questione squisitamente amministrativa. Roba da dirigenti insomma, non da fasce tricolori.
Le alternative. Tre in tutto le alternative. Una rimasta ufficiosa, Piazza San Simplicio, l’unica su cui realmente il Comune, proprietario del suolo pubblico, ha pieni poteri. Dalla parte opposta di corso Vittorio Emanuele a dettare le regole è l’Autorità portuale. Traslare a specchio il chiosco nel piazzale di granito di fronte piaceva alla Port Authority, un po’ meno al Comune. La sua presenza avrebbe creato un inevitabile e pericoloso tappo alla viabilità. Meglio una posizione più decentrata, quasi davanti al museo, raggiungibile dal molo Brin. Ed è lì che gli Ambrosino sperano di poter piazzare la nuova edicola. Sperano, perché la certezza non è assoluta. Le concessioni di area demaniale marittima, come in questo caso, sono sottoposte per legge ai principi di evidenza pubblica. L’offerta di un altro commerciante potrebbe distruggere il sogno degli Ambrosino. (se.lu.)
L’iter di sfratto. Gli atti ufficiali partono da gennaio con il primo ordine di sfratto. Ad aprile il secondo. La motivazione è puramente estetica. Brutto e senza decoro quel chiosco per avere diritto a restare in piedi in quella posizione, sotto un edificio storico. Partono le trattative dei legali degli Ambrosino con il Comune. Nizzi porta avanti in prima persona la sua crociata contro l’edicola brutta. In realtà si tratta di una questione squisitamente amministrativa. Roba da dirigenti insomma, non da fasce tricolori.
Le alternative. Tre in tutto le alternative. Una rimasta ufficiosa, Piazza San Simplicio, l’unica su cui realmente il Comune, proprietario del suolo pubblico, ha pieni poteri. Dalla parte opposta di corso Vittorio Emanuele a dettare le regole è l’Autorità portuale. Traslare a specchio il chiosco nel piazzale di granito di fronte piaceva alla Port Authority, un po’ meno al Comune. La sua presenza avrebbe creato un inevitabile e pericoloso tappo alla viabilità. Meglio una posizione più decentrata, quasi davanti al museo, raggiungibile dal molo Brin. Ed è lì che gli Ambrosino sperano di poter piazzare la nuova edicola. Sperano, perché la certezza non è assoluta. Le concessioni di area demaniale marittima, come in questo caso, sono sottoposte per legge ai principi di evidenza pubblica. L’offerta di un altro commerciante potrebbe distruggere il sogno degli Ambrosino. (se.lu.)
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