Usura, sospesa una ingiunzione 

Il decreto era stato richiesto da una banca contro un imprenditore

OLBIA. Da Lugano con furore, questa la mission che un avvocato svizzero si è impegnato a portare avanti per tutelare un noto imprenditore olbiese, affossato da richieste di pagamenti, pare non dovuti, sui conti correnti. Insomma, qualcosa non torna nei conti e negli addebiti richiesti e in tribunale ora si parla di violazione delle norme sull’usura e l’anatocismo.

La banca procedente, un primario istituto italiano, aveva richiesto un decreto ingiuntivo per circa 900 mila euro, provvedimento al quale si era opposto lo studio legale Chiericati. L’avvocato di Lugano e la sua collega italiana Patrizia Fazzi sono riusciti ad ottenere dal giudice Paola Ferrari Bravo, nei giorni scorsi, un provvedimento di sospensione della richiesta di saldo nonchè la nomina di un perito che dovrà analizzare, come ha fatto il consulente di parte Davide Ponzani, come si è arrivati a un addebito (contestato) di 900 mila euro partendo da un saldo di partenza di 200 mila euro. Il caso è stato aggiornato al febbraio 2018. Da oltre due anni la azienda olbiese gestita da F.G., un imprenditore che da cinquant’anni opera nel ramo automobilistico, contestava il saldo a debito del conto corrente, rifiutandosi di proseguire i rapporti con la banca, senza prima aver decurtato dal saldo ciò che le spettava per tutti gli addebiti che erano in discussione (circa 400 mila euro) e che erano stati effettuati dalla banca in circa 15 anni, in violazione delle norme che regolano il divieto di anatocismo e di usura. In presenza di mutate condizioni di mercato, l’amministratore della società, F.G., era determinato a fare chiarezza sui conti bancari, volendo esercitare il suo diritto di abbassare il debito aziendale. La banca, per tutta risposta, alla fine dello scorso anno ha notificato all’azienda un decreto ingiuntivo per 937.000 euro. Esaminando nel dettaglio 15 anni di estratti conto bancari i numeri forniti dalla banca sono stati ribaltati. Stando alla perizia di parte vi sarebbe una differenza di oltre 400 mila euro, solo per anatocismo e usura, in svariati trimestri. Alla fine dei conti, secondo la perizia contabile depositata in tribunale, niente sarebbe dovuto dall’azienda alla banca creditrice. All’udienza di comparizione, che si è tenuta pochi giorni fa, il giudice Paola Ferrari Bravo, ha rigettato anche la richiesta di una provvisoria esecuzione parziale del decreto ingiuntivo. Per il magistrato ci sarebbe il fumus richiesto dalla legge e anche il grave pericolo per l’azienda, «osservando altresì che la banca nulla aveva contestato in ordine al fatto che sul conto erano confluiti degli addebiti provenienti da altri rapporti senza alcuna giustificazione», ha spiegato il giudice nel suo provvedimento. Ora il caso verrà affrontato e discusso alla prossima udienza, fissata per il 18 febbraio 2018, quando la banca procedente dovrà esibire al giudice la documentazione attestante il debito contestato dall’impresa.

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