La Nuova Sardegna

Olbia

Pronto soccorso, l’emergenza è assoluta

di Stefania Puorro
Pronto soccorso, l’emergenza è assoluta

Il dipartimento è ormai al collasso, pochissimi medici a disposizione e anche 180 accessi al giorno

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OLBIA. Pronto soccorso in emergenza assoluta. La mancanza di personale, la mole di lavoro pazzesca che devono affrontare gli operatori e l’aumento incredibile di accessi in questo periodo, sta creando disagi enormi. Qualche settimana fa anche il sindacato Fiu aveva denunciato un imminente collasso del reparto, se non ci fossero stati interventi, e così è stato.

Solo negli ultimi dieci giorni si sono contati in media, anche 160-180 utenti al giorno. Senza considerare l’arrivo continuo delle ambulanze e la priorità che deve essere data alle urgenze. Con inevitabili proteste di chi, seduto in sala d’attesa e con un codice meno grave, deve aspettare ore prima di essere visitato.

Insomma, il quadro è drammatico. Eppure il pronto soccorso del Giovanni Paolo II è quello che lavora di più in assoluto in tutta la Sardegna e alla fine dell’anno, arriverà a registrare almeno 44mila accessi. Ma si stima anche che nell’estate 2017 i numeri saranno notevolmente superiori a quelli dell’anno scorso proprio perché l’affluenza è cresciuta. Ci sono solamente una dozzina di medici (letteralmente esasperati), e solo tra l’altro la metà può fare i turni di notte. Non solo. Per ciascun turno, proprio per l’organico assolutamente carente, non lavorano più di due medici. Un paragone è d’obbligo: al pronto soccorso del Brotzu di Cagliari i medici sono 23 nonostante accolgono 15mila pazienti in meno l’anno rispetto a quello di Olbia.

La situazione si aggrava ulteriormente se si considera che un medico risulta in organico al pronto soccorso ma in realtà è stato trasferito nel territorio, altri invece hanno cambiato sede e non sono stati sostituiti e un altro ancora ha vinto il concorso per lavorare nel reparto di emergenza ma è stato dislocato in un’altra unità operativa.

Di più. Le infermiere del triage (altamente qualificate) sono state dirottate al servizio dialisi, che in questo periodo deve occuparsi anche dei turisti. In cambio sono arrivate due infermiere che non hanno mai visto un pronto soccorso e che, ovviamente, hanno non poche difficoltà.

Un altro gravissimo problema che si sta verificando spesso: quando arrivano gli infartuati al pronto soccorso, non sempre si possono sistemare in cardiologia perché non ci sono posti. E’ capitato anche ieri. Il pronto soccorso, a quel punto, è costretto a trattenere il paziente che, una volta stabilizzato, non può comunque essere trasferito altrove se l’infarto è acuto. E mentre a ogni ora del giorno e della notte c’è l’assalto di utenti (molti arrivano ad andarsene dopo estenuanti attese), scoppia anche l’Obi (osservazione breve intensiva mai accreditata): qui si trovano in contemporanea, con il poco personale che li assiste, anche dieci-quindici pazienti che dovrebbero rimanere al massimo 24 ore e che invece restano lì per giorni.

«La situazione è catastrofica - rimarca il segretario territoriale della Fsi Vito Langiu - e non arrivano risposte da parte dell’azienda. Il pronto soccorso lavora in continuo affanno e il personale è vittima ogni giorno di aggressioni fisiche e verbali. Ecco perché sollecitiamo ancora una volta l’attivazione di un posto fisso di polizia».



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