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Olbia

Diffidata la Marina di Porto Cervo

Diffidata la Marina di Porto Cervo

Dopo il caso dell’emiro del Qatar la capitaneria impone l’accesso libero ai pedoni

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PORTO CERVO. La parola fine alla poco chiara storia del divieto di accesso ai pedoni nel molo vecchio di Porto Cervo l’ha scritta la capitaneria di Porto di Golfo Aranci. Il comandante del circondario marittimo, nel quale ricade la delegazione di spiaggia di Porto Cervo, ha infatti notificato alla direzione della Porto Cervo Marina, la società che gestisce gli attracchi del porto commerciale della Costa Smeralda, una diffida scritta con la quale si impone alla concessionaria degli spazi demaniali il libero accesso di pedoni e turisti all’area portuale, i quali sono altresì liberi di poter fotografare strutture fisse e imbarcazioni alla fonda. Con buona pace per alcuni membri della famiglia reale del Marocco che, ospiti a bordo del mega yacht Katara dell’emiro Tamim bin Hamad al-Thani, sovrano del Qatar, avevano chiesto e ottenuto, per una manciata di ore, il divieto assoluto di accesso all’area demaniale e allo scatto di foto o selfie davanti alla barca.

Questa, in sostanza, la “giustificazione” portata a sostegno di una chiusura illegale di spazi pubblici che era stata disposta, non si sa bene da chi e a quale scopo, della parte destra del vecchio pontile del porto di Porto Cervo, il molo ad alto fondale destinato all’ormeggio delle imbarcazioni di prestigio che attraccano nell’ex regno di Karim Aga Khan e che ora appartiene ai fondi sovrani dell’emirato del Qatar. Una “giustificazione” inizialmente spacciata come ordinanza disposta dalla capitaneria di Porto i cui uffici avevano immediatamente smentito tale documento, precisando che l’unica limitazione era finalizzata, sin dal 2011, alla regolamentazione e all’accesso delle auto nell’area demaniale, per motivi di sicurezza. Ieri l’altro la diffida scritta è stata notificata dalla Marina di Porto cervo, che dirige il porto commerciale, un atto ufficiale che chiude un caso nato e morto nel giro di un afoso pomeriggio di fine estate. La versione ufficiale, dunque, non ha retto alle doverose verifiche – richieste, in nome dei diritti e della trasparenza, dalla Nuova alle autorità competenti –, mentre prende corpo il sospetto che quel passaggio facesse parte del nuovo assetto che si vuole dare all’insieme di bene e servizi del pacchetto azionario che amministra l’ex regno del principe ismailita. Che, tra l’altro, starebbe per cambiare proprietario. Con un surplus di valore, sui 650 milioni accertati dall’Agenzia delle Entrate di Tempio, che sfiora i trecento milioni di euro, una cifra che sarebbe stata raggiunta grazie alle nuove infrastrutture realizzate nei diversi hotel a cinque stelle sottoposti a restyling – hotel Cervo, Pitrizza, Cala di Volpe, Romazzino – e agli ampliamenti di volumetrie concesse dal vecchio piano casa che consentiva l’aumento del 30 per cento del costruito. Oltre a quanto disposto dalle nuove normative regionali, approvate nel luglio scorso, che spalmano nuovo cemento sulla Costa. (g.p.c.)

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