La Nuova Sardegna

Olbia

Alcolisti anonimi, gruppo di auto-aiuto anche in città

di Tiziana Simula
Alcolisti anonimi, gruppo di auto-aiuto anche in città

Si riunisce nella chiesa di Sant’Ignazio, è il 5° in Sardegna La testimonianza di Carlo: il vero problema è non ricadere

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OLBIA. «Non è difficile smettere di bere, il problema è non ricadere. L’alcol mi può colpire in contropiede se non ci metto attenzione e disciplina, poco importa se è da tanti anni che non bevo. L’alcolismo è una malattia inguaribile: si può solo fermare». Da 17 anni, Carlo, professionista gallurese 60enne, non beve più. Si è ripreso in mano la sua vita passo dopo passo. E non da solo. Ad accompagnarlo nel percorso verso la sobrietà è stata la “condivisione”, principio su cui si fonda l’attività dell’associazione Alcolisti anonimi, una realtà che conta in Italia circa 300 gruppi, cinque in Sardegna, l’ultimo dei quali è attivo da qualche mese a Olbia. Lui è il segretario. Il nuovo gruppo Alcolisti anonimi si riunisce nella parrocchia di Sant’Ignazio ogni mercoledì alle 20.30 (320-4069583; sede di Roma 06-6636629). «Attualmente è frequentato da nove persone me compreso – spiega – – A.A. è un’associazione molto semplice, formata da uomini e donne che mettono in comune le loro esperienze, forza e speranza per rimanere sobri e aiutare altre persone a raggiungerla».

Dodici passi. Il metodo seguito è quello dei “Dodici passi” degli americani Bill Wilson e Bob Smith, fondatori negli anni ’30 degli Alcolisti anonimi. «Dodici passaggi diversi e collegati tra loro da svolgere con disciplina e attenzione», spiega Carlo. Un percorso interiore e condiviso con gli altri alcolisti per modificare i comportamenti sbagliati. «Nella normalità una persona può avere dei difetti di carattere senza per questo diventare alcolista, al contrario per noi è fondamentale eliminare il più possibile negatività dalla vita poiché l’emotività indotta ci riporta a bere. Il vero problema degli alcolisti è non ricadere: da qui, arriva l’aiuto della condivisione, del poter parlare senza essere giudicati, del ricevere suggerimenti dalle esperienze vissute. Non si può smettere di bere solo mettendo il tappo alla bottiglia, serve ben altro. L’associazione mi ha aiutato e mi aiuta tuttora: la ricerca e il miglioramento di se stessi non ha termine. Mi considero un alcolista fortunato anche se nei due anni e mezzo di vita alcolica, di disastri ne ho combinati tanti. Ma ho avuto la fortuna e l’intuizione di rendermene conto e di affrontare il problema».

La testimonianza. Da ragazzo, Carlo, non amava bere. A 27 anni si è trasferito a Milano con la sua fidanzata. Lì ha messo su famiglia e ha cominciato ad affermarsi nel suo lavoro. «Lavoravo tantissimo, facevo una vita frenetica. L’alcol iniziò a piacermi più per l’effetto che per il sapore. Non mi toglieva la carica ma scaricava l’ansia, anzi talvolta ero più brillante ed intuitivo». Risucchiato in una sorta di vortice, la dipendenza diventava sempre più forte. «Mi sono reso conto di essere dipendente nel gennaio del ’98 e ad agosto del 2000 ho deciso di smettere. Quando ne ho preso consapevolezza, ero ormai soggiogato dall’alcol. Dovevo bere 24 ore su 24, non potevo astenermi per più di due ore altrimenti rischiavo il delirium tremens. La mattina, prima di andare al lavoro, mi nascondevo in cantina e riempivo tante piccole bottigliette di gin, l’equivalente di una bottiglia intera, le nascondevo sul fondo della borsa porta pc e così facendo ero sicuro di non cadere in astinenza fino a sera. Mi sentivo furbo, non volevo affrontare il problema. Finché una sera di agosto persi i sensi e mi ritrovai in ospedale con la testa rotta». Alcolisti anonimi è arrivata pochi mesi dopo. «Mi occupai dell’associazione per molti anni fino al trasferimento in Sardegna che ha segnato un passo decisivo nel cambiamento che sto cercando». Mesi fa, l’avvio in città del gruppo di auto aiuto.

«Nella nostra associazione ci sono persone di ogni tipo e di ogni età. Molti di noi sono professionisti, imprenditori od altro. Non c’è alcun requisito per appartenere ad Alcolisti anonimi, non serve denaro né identità. Questo aiuta le persone ad aprirsi». Dalla piccola parrocchia di Sant’Ignazio la vita può ricominciare. Passo dopo passo.

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