Neonatologia a rischio, scoppia il caos
di Stefania Puorro
Nei documenti dell’Ats è sparita, nonostante sia prevista nella riforma. L’Azienda unica dice: «Olbia non ha i numeri»
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OLBIA. Neonatologia, qualcosa non torna. Anzi, si potrebbe dire che Olbia rischia proprio di non averla. C’è di più. Consultando alcune carte, sembra che debba sparire persino il nido. E’ tutto scritto, in modo chiaro, nel “documento provvisorio di dimensionamento dei medici” illustrato una quindicina di giorni fa dal direttore generale dell’Ats Fulvio Moirano. Ma se si consulta l’atto aziendale (il documento ufficiale con il quale si stabilisce la distribuzione di strutture semplici e complesse nelle varie aree socio-sanitarie) si scopre che nemmeno qui c’è la neonatologia per Olbia.
Una situazione ingarbugliata e confusa, sulla quale l’Ats dà la sua versione. E alla fine conferma che la neonatologia, a Olbia, non ci sarà. «Nell'ambito del territorio della Assl di Olbia nel quale si insedia l'Ospedale Giovanni Paolo II - scrivono dall’azienda unica -, è prevista l'attività di pediatria, distribuita su più presìdi, e l'attività di ostetricia-ginecologia. Riguardo la neonatologia, il Decreto ministeriale in merito agli standard ospedalieri prevede un bacino compreso tra i 600.000 e il 1,2 milioni di abitanti. La Assl di Olbia non supera i 200.000 e quindi non è prevista la struttura complessa di neonatologia, mentre per l'assistenza al parto, come in tutte le realtà analoghe - continua l’Ats -, è garantita dalla Pediatria e dalla struttura semplice del nido. Struttura semplice che, in analogia alle altre discipline mediche, verrà attivata dopo la prima applicazione dell’atto aziendale, a partire dal 1° gennaio 2018».
Da qualunque parte la si voglia cercare, insomma, la neonatologia non c’è più. E, a quanto pare, non ci sarà.
Eppure, la legge di riordino della rete sanitaria in Sardegna ha previsto, per il Giovanni Paolo II di Olbia, cinque posti letto di neonatologia nel punto nascite. E non sarebbe una gentile concessione. E’ prevista la neonatologia dove si registrano almeno 1000 nati all’anno, con una tolleranza del 25 per cento (che farebbe scendere quindi il numero a 750). Olbia è vicinissima ai 1000 parti e ne registra anche più di Nuoro. La riforma sanitaria, invece, non ha previsto per Olbia la terapia intensiva neonatale: un’interpretazione corretta della legge in base a quanto prevede l’accordo tra Stato e Regione (dicembre 2016) perché i requisiti per avere una Tin (più di 1000 parti l’anno) li hanno soltanto Sassari e Cagliari. E’ chiaro, però, come è stato sottolineato più volte, che da un punto di vista politico se si assegna la terapia intensiva a Nuoro lo si deve fare anche con Olbia.
Ma adesso il discorso si complica. E non poco. Perché Olbia perderebbe la neonatologia. Riecco dunque l’accordo Stato-Regione che dovrebbe chiarire un po’ le cose: l’accordo e il Decreto ministeriale 70 del 2016 (che indica gli standard) dicono che ogni punto nascita che resta aperto deve poter assistere neonati di epoca maggiore o uguale a 34 settimane anche patologici ma che non necessitano di terapia intensiva neonatale. In Sardegna, secondo gli standard previsti dal DM 70, basterebbero 12-13 posti letto di Tin. Ce ne sono già 32 ed è prevista l’assegnazione di altri 5 a Nuoro. Il problema però è un altro e viene fuori nel momento in cui si consultano le carte. Nel “documento di dimensionamento del numero dei medici”, alla voce “Giovanni Paolo II di Olbia”, si legge: Pediatria, guardie e pronto soccorso pediatrico. E i posti di neonatologia? Spariti. E il nido che già esiste? Volatilizzato. Guardando il documento e leggendo semplicemente ciò che è stato indicato, vorrebbe dire che a Olbia potrebbero venire al mondo soltanto i bambini arrivati al termine fisiologico.
Se si va al paragrafo del San Francesco di Nuoro, il direttore generale dell’Ats stabilisce che dovrà avere la Pediatria, il nido e la terapia intensiva neonatale. Eppure tutti i numeri sono inferiori a quelli di Olbia.
Quindi, c’è davvero più di qualcosa che non torna. E parecchia confusione.
Una situazione ingarbugliata e confusa, sulla quale l’Ats dà la sua versione. E alla fine conferma che la neonatologia, a Olbia, non ci sarà. «Nell'ambito del territorio della Assl di Olbia nel quale si insedia l'Ospedale Giovanni Paolo II - scrivono dall’azienda unica -, è prevista l'attività di pediatria, distribuita su più presìdi, e l'attività di ostetricia-ginecologia. Riguardo la neonatologia, il Decreto ministeriale in merito agli standard ospedalieri prevede un bacino compreso tra i 600.000 e il 1,2 milioni di abitanti. La Assl di Olbia non supera i 200.000 e quindi non è prevista la struttura complessa di neonatologia, mentre per l'assistenza al parto, come in tutte le realtà analoghe - continua l’Ats -, è garantita dalla Pediatria e dalla struttura semplice del nido. Struttura semplice che, in analogia alle altre discipline mediche, verrà attivata dopo la prima applicazione dell’atto aziendale, a partire dal 1° gennaio 2018».
Da qualunque parte la si voglia cercare, insomma, la neonatologia non c’è più. E, a quanto pare, non ci sarà.
Eppure, la legge di riordino della rete sanitaria in Sardegna ha previsto, per il Giovanni Paolo II di Olbia, cinque posti letto di neonatologia nel punto nascite. E non sarebbe una gentile concessione. E’ prevista la neonatologia dove si registrano almeno 1000 nati all’anno, con una tolleranza del 25 per cento (che farebbe scendere quindi il numero a 750). Olbia è vicinissima ai 1000 parti e ne registra anche più di Nuoro. La riforma sanitaria, invece, non ha previsto per Olbia la terapia intensiva neonatale: un’interpretazione corretta della legge in base a quanto prevede l’accordo tra Stato e Regione (dicembre 2016) perché i requisiti per avere una Tin (più di 1000 parti l’anno) li hanno soltanto Sassari e Cagliari. E’ chiaro, però, come è stato sottolineato più volte, che da un punto di vista politico se si assegna la terapia intensiva a Nuoro lo si deve fare anche con Olbia.
Ma adesso il discorso si complica. E non poco. Perché Olbia perderebbe la neonatologia. Riecco dunque l’accordo Stato-Regione che dovrebbe chiarire un po’ le cose: l’accordo e il Decreto ministeriale 70 del 2016 (che indica gli standard) dicono che ogni punto nascita che resta aperto deve poter assistere neonati di epoca maggiore o uguale a 34 settimane anche patologici ma che non necessitano di terapia intensiva neonatale. In Sardegna, secondo gli standard previsti dal DM 70, basterebbero 12-13 posti letto di Tin. Ce ne sono già 32 ed è prevista l’assegnazione di altri 5 a Nuoro. Il problema però è un altro e viene fuori nel momento in cui si consultano le carte. Nel “documento di dimensionamento del numero dei medici”, alla voce “Giovanni Paolo II di Olbia”, si legge: Pediatria, guardie e pronto soccorso pediatrico. E i posti di neonatologia? Spariti. E il nido che già esiste? Volatilizzato. Guardando il documento e leggendo semplicemente ciò che è stato indicato, vorrebbe dire che a Olbia potrebbero venire al mondo soltanto i bambini arrivati al termine fisiologico.
Se si va al paragrafo del San Francesco di Nuoro, il direttore generale dell’Ats stabilisce che dovrà avere la Pediatria, il nido e la terapia intensiva neonatale. Eppure tutti i numeri sono inferiori a quelli di Olbia.
Quindi, c’è davvero più di qualcosa che non torna. E parecchia confusione.
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