Aste, la regia del “potente presidente”

Secondo la procura di Roma sarebbe l’ex magistrato Francesco Mazzaroppi il manovratore di tutta l’operazione

OLBIA. «Dalle indagini è emerso che il principale interessato all’acquisto della villa di Sebastiano Ragnedda era Francesco Mazzaroppi, all’epoca dei fatti presidente della corte d’appello di Cagliari, sezione di Sassari, padre dell’acquirente formale Chiara Mazzaroppi».

Così scrive il gip del tribunale di Roma Giulia Proto nell’ordinanza che dispone la misura interdittiva nei confronti del giudice dell’esecuzione del tribunale di Tempio, Alessandro di Giacomo, indagato per turbativa d’asta, insieme ad altri quattro magistrati, due avvocati e un perito. Tra i nomi, quello eccellente dell’ex presidente del tribunale di Tempio, Francesco Mazzaroppi, indicato nelle intercettazioni riportate nell’ordinanza del gip, come “il potente presidente”.

Mazzaroppi viene considerato dall’accusa come il regista della presunta asta pilotata a favore della figlia Chiara e di suo marito Andrea Schirra, entrambi magistrati, aggiudicatari della villa di Ragnedda. O meglio, che fosse lui il diretto interessato all’acquisto. Lo ipotizza anche la presidente della corte d’appello di Cagliari, Grazia Corradini, in una nota riservata inviata il 14 settembre 2016 all’Ispettorato generale del ministero di Giustizia nell’ambito del procedimento disciplinare iscritto a carico di Di Giacomo.

Nella nota, contenuta nell’ordinanza del gip, si legge: «Già precedenti indagini avevano visto coinvolto il dottor Mazzaroppi. La vicenda aveva riguardato l’acquisto di un terreno sul quale aveva realizzato una prestigiosa villa in località Pittulongu». E ancora: «Erano stati segnalati favoritismi da parte del dottor Mazzaroppi nell’esercizio delle sue funzioni di presidente del tribunale di Tempio e, quindi, la mancata astensione in cause della sezione di Sassari che coinvolgevano soggetti a lui legati da rapporti economici».

In merito all’aggiudicazione della villa da parte dei due giovani magistrati scrive: «Si potrebbe anche ipotizzare che siano comparsi i due giovani come acquirenti non potendo il dottor Mazzaroppi acquistare ad asta pubblica nel territorio di sua competenza, ma questa resta una ipotesi che potrà eventualmente chiarire l’indagine penale nel cui ambito il pubbico ministero dispone di mezzi per approfondire la vicenda». Il gip rileva infine come «il 24 marzo 2016, due mesi dopo l’aggiudicazione della villa da parte dei due magistrati, Francesco Mazzaroppi non si astenne, nonostante l’evidente interesse, dal presiedere il collegio della corte d’appello di Sassari sul reclamo contro la sentenza che dichiarava il fallimento della società Cavallino Bianco, sempre di Ragnedda, proprietaria del fondo che circonda la villa sui cui insiste una servitù di passaggio per accedere all’immobile. Si è poi appurato, grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali di come il presidente Francesco Mazzaroppi avesse un proprio interesse sull’acquisto della villa e di come fosse stato proprio lui a tenere i contatti con gli avvocati Tomasina Amadori e Giuliano Frau per portare avanti la trattativa».

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