Olbia L’unico rumore è quello delle auto che fanno avanti e indietro sulla sopraelevata. Per il resto, nell’area dell’ex Artiglieria di Santa Cecilia, regna nuovamente il silenzio. Di certo c’è che le casse contenenti buona parte delle navi romane sono ancora lì, all’aperto, in mezzo all’erba, in balia del freddo dell’inverno e del caldo torrido dell’estate. Per quello che è considerato un patrimonio unico al mondo non si è ancora riusciti a trovare una sistemazione vagamente accettabile. Non si sa nulla neanche sullo stato di conservazione degli antichi relitti: per esempio se i legni sono effettivamente recuperabili o se tutto è andato tristemente perduto. A quasi due anni dall’inchiesta della Nuova sullo scandalo dell’ex Artiglieria, e a un anno dalla conferenza in cui Soprintendenza e Comune avevano fatto un po’ il punto sullo stato del patrimonio archeologico olbiese, sul futuro delle navi romane restano insomma i dubbi e gli interrogativi di sempre.
Navi abbandonate
Nel marzo del 2024 la Nuova aveva mostrato il pessimo stato di conservazione di una parte delle 24 navi romane e medievali trovate tra il 1999 e il 2001 nello scavo per il tunnel. Siamo nell’ex Artiglieria, un’area concessa in parte alla Soprintendenza e dove è conservato il grosso del patrimonio archeologico di Olbia. Un polmone verde che, negli anni, ha però dovuto fare i conti con alluvioni, furti, incendi e occupazioni abusive. Ventidue le casse abbandonate tra le sterpaglie, dieci delle quali senza neanche più i teli di protezione. Questo lo scenario a inizio 2024: legni marci, altri totalmente disidratati, melma, plastica sbriciolata ed etichette sbiadite. Inizialmente i relitti erano tutti conservati all’interno di un capannone dell’Artiglieria. Poi, nel 2020, la Soprintendenza sistemò le casse all’esterno per permettere un intervento di ristrutturazione dello stesso capannone. Per via di alcuni intoppi i lavori rimasero incompiuti e a farne le spese furono le navi, rimaste quindi all’aria aperta per lunghi anni. Tra l’altro in un’area accessibile praticamente a tutti, poi circondata da alte inferriate dal Comune dopo l’inchiesta della Nuova. Nel corso della conferenza del dicembre 2024, dalla Soprintendenza avevano spiegato che, nel frattempo, le vecchie casse erano state sostituite con altre in vetroresina e i legni coperti con teli adeguati. Richiesti anche i fondi per completare i lavori nel capannone. Ma almeno in apparenza nulla si è ancora mosso e, di conseguenza, sembrerebbe che i resti malandati delle navi siano destinati a restare all’aperto ancora a lungo.
Le navi al museo
Delle 24 navi trovate nello scavo del tunnel tre sono quelle esposte da anni al museo: due romane di notevoli dimensioni e una più piccola di età medievale. I delicati relitti – almeno qui conservati attraverso un impianto che garantisce umidità e temperatura stabile – sono stati da poco restaurati. La speranza è che anche il resto delle navi romane (o almeno quello che si è salvato all’interno dell’ex Artiglieria) venga prima o poi recuperato ed esposto al museo archeologico della città, nell’ambito del percorso già avviato che porterà la struttura di Isola Peddone all’accreditamento e all’inserimento nei circuiti museali regionale e nazionale.