Violenza di genere, servono buoni processi
L’incontro in biblioteca con il magistrato Fabio Roia, organizzato dal centro Prospettiva Donna
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OLBIA. Tra le buone pratiche per aiutare concretamente le vittime delle violenze di genere ci sono anche e soprattutto i “buoni processi”. E soprattutto i buoni magistrati, capaci di “sporcarsi le mani” con impegno e dedizione, facendo un lavoro duro, faticoso e assai poco remunerativo dal punto di vista della visibilità. Uno di questi magistrati è sicuramente Fabio Roia che a Olbia, nella biblioteca civica, nei giorni scorsi ha presentato il suo libro più recente “Crimini contro le donne. Politiche, leggi, buone pratiche. Strumenti per il lavoro psico-sociale ed educativo”. Invitato dal centro antiviolenza Prospettiva Donna nell’ambito del progetto “SaS - Sardegna a scuola”, Roia ha incontrato le volontarie dei centri anti violenza, avvocati e assistenti che ogni giorno si battono in trincea contro la violenza di genere e contro quel fenomeno ancora sottovalutato che è la “seconda vittimizzazione”, cioè quando la violenza subita dalle donne non viene riconosciuta dalle istituzioni e da tutti coloro che dovrebbero intervenire per contrastarla. Sono i casi in cui prevale un atteggiamento colpevolizzante nei confronti delle vittime.
Fabio Roia – milanese, già membro del Csm, magistrato prima inquirente e adesso giudicante – nel suo libro ha raccolto tutti gli strumenti normativi a disposizione per la tutela delle vittime della violenza di genere. Un vero e proprio manuale utile per gli operatori del settore. A cominciare dagli stessi magistrati, assai poco specializzati e quasi sempre generalisti, che spesso addirittura ignorano l’esistenza di carte e trattati internazionali. Per parlare dei processi, spesso troppo lunghi e privi delle cautele necessarie per evitare appunto la “seconda vittimizzazione” di chi ha già subito una violenza atroce. Questione di sensibilità culturale e di adeguata formazione professionale, elementi portanti per rendere sempre più efficace la via giudiziaria alla lotta contro la violenza di genere.
Fabio Roia – milanese, già membro del Csm, magistrato prima inquirente e adesso giudicante – nel suo libro ha raccolto tutti gli strumenti normativi a disposizione per la tutela delle vittime della violenza di genere. Un vero e proprio manuale utile per gli operatori del settore. A cominciare dagli stessi magistrati, assai poco specializzati e quasi sempre generalisti, che spesso addirittura ignorano l’esistenza di carte e trattati internazionali. Per parlare dei processi, spesso troppo lunghi e privi delle cautele necessarie per evitare appunto la “seconda vittimizzazione” di chi ha già subito una violenza atroce. Questione di sensibilità culturale e di adeguata formazione professionale, elementi portanti per rendere sempre più efficace la via giudiziaria alla lotta contro la violenza di genere.
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