La Nuova Sardegna

Olbia

La rivolta dei trasferiti: niente colloquio

di Stefania Puorro
La rivolta dei trasferiti: niente colloquio

L’azienda invia una lettera di convocazione ai 51 dipendenti da spostare a Malpensa: I sindacati: «Nessuno si presenterà»

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OLBIA. La lettera di una riga e mezzo, senza oggetto, arriva per posta elettronica. E’ uguale per tutti i 51 dipendenti, tra amministrativi e personale di terra, che Air Italy vuole spostare a Malpensa. Poche e fredde parole scritte, che fanno seguito alle comunicazioni verbali di una settimana fa con cui i vari capi ufficio annunciavano ai “prescelti” il loro imminente trasferimento.

La missiva (la data è di ieri) invita i lavoratori a presentarsi ai colloqui - in programma tra oggi e domani - a distanza di una decina di minuti l’uno dall’altro. E l’oggetto sconosciuto è intuibile: la definizione dei trasferimenti. Ma nessuno si presenterà all’appuntamento. Lo hanno suggerito i sindacati. E i lavoratori, compatti, non hanno esitato ad accogliere la proposta. «Non si accettano i trasferimenti perché fuori da ogni logica e sarà mobilitazione dura - hanno dichiarato i rappresentanti di tutte le organizzazioni sindacali -. Bisogna dare un segnale forte. E questo è solo l’inizio».

L’assemblea. La decisione è stata presa ieri pomeriggio, nella sala Lodovici dell’aeroporto, dove si è svolta un’assemblea di due ore tra lavoratori e sindacati. Non solo. Il settore trasporti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ha già presentato una seconda diffida all’azienda (la precedente risale a due giorni fa) sia per invitarla a non convocare più i lavoratori a nessun colloquio, sia per informarla che nessuno si sarebbe presentato a quelli già fissati. Poi un’altra richiesta, fatta all’assessore regionale ai trasporti Carlo Careddu: poter partecipare all’incontro Regione-Air Italy programmato per domani a Cagliari.

I settori. I 51 dipendenti operano in diversi settori. C’è chi lavora nella sala operativa e quindi per l’Occ (piani di volo e delle variazioni operative) e per il Gos (ground e handler). E poi: Pgn (che segue gli equipaggi in tutto il mondo), Network (pianificazione delle rotte ), Camo (settore che si occupa della parte tecnica) e Revenue Management. Ma non ci sono solo loro nella sala Lodovici. Ci sono tanti altri colleghi (solidali, preoccupati e amareggiati), e quell’aula non riesce a contenerli tutti. Lo stato d’animo è immaginabile. Nessuno vuole andare via da Olbia. Qui si sono specializzati, qui sono diventati delle eccellenze dal punto di vista lavorativo. Qui hanno la loro vita e le loro famiglie. E tutti sono pronti a lottare.

Sindacati uniti. Compatto il fronte dei rappresentanti sindacali. All’assemblea partecipano Arnaldo Boeddu e Franco Monaco, rispettivamente segretario regionale e territoriale della Cgil Trasporti; William Zonca ed Elisabetta Manca (il primo segretario regionale Uil Trasporti e la seconda segretaria Uil Trasporti per la Gallura): Gianluca Langiu (Fit Cisl Gallura«) e Nicola Contini (segretario regionale Ugl). La volontà di andare avanti con forza e determinazione, senza alcun tentennamento, è unanime. Mentre tutti ricordano le garanzie e i patti non mantenuti. «Sino a ieri l’azienda non ha fatto altro che ripetere che non ci sarebbe stato nessun trasferimento. Poi la comunicazione prima verbale e poi scritta sui trasferimenti. Ecco perché è necessario mettere in piedi una serie di azioni di lotta. E la prima, dopo il mancato rispetto della nostra diffida, è quella di non far partecipare i lavoratori ai colloqui fissati dall’azienda». Se è vero che il trasferimento dei lavoratori è previsto dal contratto, hanno detto i sindacalisti, è anche vero «che ciò che vale sono gli impegni presi davanti ai ministri, alla Regione, alle parti sociali. E quegli impegni non solo sono stati disattesi ma, come ha detto anche il sindaco Nizzi, è come se quest’azienda fosse una margherita: le stanno togliendo un petalo alla volta. Ma non ci stiamo. Anche perché la storia non comincia con questi trasferimenti, considerata la gravità del processo di delocalizzazione in atto. Bisogna mettersi di traverso e dare ancora più forza alla componente politica».



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