Fallimento Lupacciolu, nuova inchiesta

La Procura di Roma ha riaperto il caso della vendita all’asta della storica farmacia nel 2016. Al lavoro la guardia di finanza

OLBIA. Il mutuo concesso ma non erogato dalla banca, il piano di rientro che salta, il concordato preventivo che non decolla. E poi, il fallimento, il 5 maggio 2015. E la vendita all’asta un anno dopo, il 22 aprile 2016. Tutto è stato inutile per salvare le sua farmacia, la più vecchia di Olbia, ogni azione possibile è naufragata. Ma Antonio Lupacciolu, 65 anni, non si è mai arreso, forte di una convinzione che lo spinge ancora oggi a portare avanti la sua battaglia giudiziaria perché venga fatta chiarezza sul suo caso. «La mia farmacia non doveva fallire – dice, mentre sfoglia denunce, esposti e documenti presentati negli anni all’autorità giudiziaria, diventati ormai il suo pane quotidiano –. È vero che avevo un debito nei confronti del deposito di medicinali di 1 milione e 450mila euro, ma è anche vero che non avevo nessun debito verso banche o istituti finanziari, la farmacia è sempre stata in attivo di 200, 300mila euro l’anno, vantavo crediti verso Asl e Comune (per via di espropri) e potevo contare su un patrimonio personale di diversi milioni di euro. La mia farmacia si poteva salvare. Invece è rimasta intrappolata in un ingranaggio da cui non è più uscita, finendo dritta dritta all’asta, e non ho ancora capito come questo sia stato possibile. Ho bisogno di avere delle risposte che ancora non ho. E non mi fermerò finché non sarà tutto chiaro. Confido nell’inchiesta della Procura di Roma», dice il farmacista, seguito nella sua odissea giudiziaria dagli avvocati Pietro Diaz e Domenico Putzolu.

A gennaio la magistratura romana che già indaga su presunte aste pilotate al tribunale di Tempio (inchiesta sfociata con 11 indagati), su esposto dello stesso Lupacciolu, ha riaperto il caso. Il farmacista è stato sentito una volta dalla procura di Roma e diverse volte dalla guardia di finanza di Olbia, delegata alle indagini. Le fiamme gialle stanno effettuando accertamenti anche sulle banche.

La prima denuncia alla procura di Tempio presentata nel maggio 2014 si era conclusa dopo un anno e mezzo di attività investigativa svolta dai finanzieri di Tempio, con un’archiviazione richiesta dal pubblico ministero. Nel decreto, il gip, riconosce che «Lupacciolu ha «subìto una grave ingiustizia», vittima «dell’abuso di posizione dominante» da parte del deposito di medicinali verso cui il farmacista aveva il debito, ma tali condotte, scrive il gip, non hanno rilievo penale ma solo civilistico. La denuncia scatta dopo che il farmacista vede naufragare i vari tentativi per salvare la sua attività, a cominciare da un mutuo bancario concesso ma, poi, improvvisamente negato con cui avrebbe dovuto sanare il debito, con un piano di rientro di 15 anni mai decollato. Era il 2011. Da allora, il farmacista non ha mai smesso di lottare.

Il debito iniziale di 1 milione e 450mila euro è lievitato fino a 6 milioni tra pagamenti dovuti ai fornitori e interessi a più zeri, tra i quali 233mila euro di derivati bancari sul fido mai erogato. «Da una parte avevo la farmacia bloccata, dall’altra, tutto il mio patrimonio ipotecato, compresi i beni indivisi», racconta. Dal 2011 saltano il muto, il piano di rientro, due concordati preventivi concessi dal tribunale e ogni altra operazione tentata per evitare il fallimento. Che invece viene dichiarato il 5 maggio 2015. Un anno dopo, la storica farmacia di Olbia che nel frattempo si era spostata in via Genova, finisce all’asta. «Come vivo oggi? Tutti i miei beni sono bloccati, comprese le auto. Mi muovo con la Smart, non ho nessuna pensione e campo con un’assicurazione sulla vita». Ma la disperazione non appartiene al suo Dna, la determinazione sì. «Andrò avanti finché non avrò le risposte che cerco».

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