Il fiume sommerge il ponte «Sempre più abbandonati»

Su Trambuccone, il comitato delle complanari: «Prigionieri della burocrazia» I residenti chiedono nuovi collegamenti e l’asfalto lungo le strade secondarie

OLBIA. La pioggia non vuol dire soltanto fango e pantano. Significa anche dover percorrere una ventina di chilometri in più prima di mettere piede dentro casa. Succede ancora una vola in zona Su Trambuccone, cioè quella vasta periferia che si sviluppa ai lati della Olbia–Sassari, tra la città e lo svincolo per Enas. La piena del fiume ha infatti sommerso il ponticello di terra e tubi che permetteva ai residenti e ai lavoratori della zona, circa 400 persone, di raggiungere terreni e abitazioni in tempi ragionevoli. Di conseguenza torna a far sentire la propria voce il comitato delle complanari della quattro corsie. Ancora una volta i cittadini chiedono di dare una accelerata all’iter burocratico che, prima o poi, si concluderà con il via ai lavori. Perché a disposizione ci sono sempre quei famosi 10 milioni che la Regione aveva stanziato per migliorare la vita di chi vive in questa fetta di periferia.

Cittadini imprigionati. La situazione è nota. Con la realizzazione della quattro corsie per Sassari, tra Olbia ed Enas erano stati cancellati tutti gli svincoli per accedere a case e terreni. In più l’alluvione del 2013 aveva devastato un ponte secondario sul rio Enas. Di conseguenza, per tornare a casa, chi vive al di là del fiume è costretto a raggiungere Enas e da lì imboccare una strada complanare, per poi tornare verso Olbia. Per alcuni residenti il percorso si allunga anche di 20 chilometri. L’unica alternativa è quindi guadare il fiume attraverso un mini ponticello fatto di tubi. Ma adesso, con l’acqua alta, tutto questo diventa impossibile. «Il fiume Enas, per l’ennesima volta, ha sommerso il ponte di tubi che gli abitanti devono attraversare per accedere alle loro case e ai loro posti di lavoro – spiegano dal comitato –. Così i fruitori della strada devono allungare il percorso di una decina di chilometri, raggiungendo lo svincolo di Enas, per poi tornare indietro e arrivare ai poderi». Ponte e fiume a parte, tutte le strade complanari versano in una situazione disastrosa. Chilometri di stradine bianche, polverose e piene di buche, che appena piove si trasformano in enormi distese di fango. Inoltre qui non esiste nessuna segnaletica. «Se dovessimo avere bisogno di una ambulanza non ci troverebbe nessuno» ripetono da anni gli abitanti di Su Trambuccone.

Lavori lontani. Nel luglio 2017, dopo non pochi anni, il comitato interministeriale aveva autorizzato la Regione a spendere 10 milioni di euro per asfaltare una quindicina di chilometri di complanari e per ricostruire il ponte sul fiume Enas, al posto di quello distrutto dall’alluvione. Da quel momento, però, silenzio assoluto. L’Anas non ha ancora acceso neanche una ruspa. «Per quanto riguarda le condizioni di sicurezza, qui regna l’indifferenza più assoluta – spiegano dal comitato –. Adesso è il momento di parlare di prevenzione. Questa del ponte sarebbe l’occasione adatta, per politici ed amministratori, di mettere in pratica le buone intenzioni che si hanno solo dopo le disgrazie. Quindi rivolgiamo un appello ai rappresentanti politici del territorio, al Comune, alla Regione e all’Anas affinché si adoperino per sveltire il cammino burocratico degli appalti».



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