Donna morta: nessun segno di violenza
di Tiziana Simula
Dai primi risultati dell’autopsia il decesso sarebbe avvenuto per cause naturali. Il figlio indagato per occultamento di cadavere
3 MINUTI DI LETTURA
OLBIA. Sul corpo mummificato di Maria Antonia Sanna dovranno essere eseguiti ulteriori esami, analisi e test tossicologici approfonditi per avere un quadro completo, ma i primi risultati dell’autopsia eseguita ieri dal medico legale Salvatore Lorenzoni escluderebbero, al momento, traumi riconducibili a cause violente. La 67enne, trovata cadavere nella sua abitazione di via Isonzo, sarebbe insomma morta per cause naturali, probabilmente per complicazioni legate alle patologie che la costringevano a letto da diverso tempo, era invalida e affetta da obesità.
Una prima risposta ai tanti perché di un dramma difficile da capire. Una vicenda disarmante, con un figlio che per sei mesi vive con la madre morta in casa in una villetta sommersa dai rifiuti. Lui, Davide Derosas, 43 anni, operaio e musicista per passione, è ancora ricoverato in psichiatria all’ospedale di Olbia. Sotto cura e stretta sorveglianza. I suoi familiari non l’hanno lasciato solo, vanno a trovarlo continuamente. Lo riferisce il difensore dell’uomo, l’avvocato Lia Deiana, che ha ricevuto l’incarico dal suo assistito ieri sera. Il legale è andato in ospedale, ci ha parlato per un po’. «Più che altro l’ho rassicurato, non gli ho fatto domande, avremo tempo per affrontare tutto. Gli zii e le zie, sia da parte del padre che da parte della madre, gli sono molto vicini. Ciò che sta a cuore a tutti loro, in questo momento, è che lui si riprenda». Su Davide Derosas gravano pesanti accuse: la Procura di Tempio – titolare dell’inchiesta condotta dalla polizia locale e dagli uomini del commissariato di Olbia diretti dal vice questore Fernando Spinnici, è il pm Angelo Beccu – gli contesta l’occultamento di cadavere e l’abbandono di incapace.
Maria Antonia Sanna sarebbe morta a metà maggio, il 18 è la data che il figlio stesso ha indicato agli investigatori. Da allora, Davide Derosas ha continuato a vivere nella sua finta normalità, andando a lavorare, a suonare con la sua band e a vedere gli amici come se nulla fosse, nascondendo a tutti la morte della madre e impedendo a chi gli chiedeva di lei, di entrare in quella casa trasformata in una discarica. Ai parenti diceva che la madre non voleva vedere nessuno. E così è andato avanti con una vita normale solo in apparenza, per sei lunghi mesi. Finché, domenica mattina, un vicino di casa ha denunciato la presenza di una macchina col motore acceso davanti all’abitazione di via Isonzo 5, nel quartiere Tilibbas, con una persona dentro. Davide Derosas aveva dormito lì, e non era la prima volta. Poi, l’ingresso nella casa sommersa di scatole, bottiglie, cartoni, rifiuti di ogni genere. L’uomo apre la porta chiusa a chiave della camera da letto: lì, disteso sul letto c’era il corpo ormai mummificato della madre. Una storia drammatica e disarmante. Difficile capire cosa sia scattato nella testa del figlio, perché abbia tenuta nascosta la morte della madre. E come sia possibile che in sei mesi nessuno si sia chiesto che fine avesse fatto la donna. In queste ore gli investigatori stanno esaminando i conti correnti dell’uomo e i libretti di risparmio di Maria Antonietta Sanna per capire se il figlio stesse usando i soldi della pensione della madre.
Una prima risposta ai tanti perché di un dramma difficile da capire. Una vicenda disarmante, con un figlio che per sei mesi vive con la madre morta in casa in una villetta sommersa dai rifiuti. Lui, Davide Derosas, 43 anni, operaio e musicista per passione, è ancora ricoverato in psichiatria all’ospedale di Olbia. Sotto cura e stretta sorveglianza. I suoi familiari non l’hanno lasciato solo, vanno a trovarlo continuamente. Lo riferisce il difensore dell’uomo, l’avvocato Lia Deiana, che ha ricevuto l’incarico dal suo assistito ieri sera. Il legale è andato in ospedale, ci ha parlato per un po’. «Più che altro l’ho rassicurato, non gli ho fatto domande, avremo tempo per affrontare tutto. Gli zii e le zie, sia da parte del padre che da parte della madre, gli sono molto vicini. Ciò che sta a cuore a tutti loro, in questo momento, è che lui si riprenda». Su Davide Derosas gravano pesanti accuse: la Procura di Tempio – titolare dell’inchiesta condotta dalla polizia locale e dagli uomini del commissariato di Olbia diretti dal vice questore Fernando Spinnici, è il pm Angelo Beccu – gli contesta l’occultamento di cadavere e l’abbandono di incapace.
Maria Antonia Sanna sarebbe morta a metà maggio, il 18 è la data che il figlio stesso ha indicato agli investigatori. Da allora, Davide Derosas ha continuato a vivere nella sua finta normalità, andando a lavorare, a suonare con la sua band e a vedere gli amici come se nulla fosse, nascondendo a tutti la morte della madre e impedendo a chi gli chiedeva di lei, di entrare in quella casa trasformata in una discarica. Ai parenti diceva che la madre non voleva vedere nessuno. E così è andato avanti con una vita normale solo in apparenza, per sei lunghi mesi. Finché, domenica mattina, un vicino di casa ha denunciato la presenza di una macchina col motore acceso davanti all’abitazione di via Isonzo 5, nel quartiere Tilibbas, con una persona dentro. Davide Derosas aveva dormito lì, e non era la prima volta. Poi, l’ingresso nella casa sommersa di scatole, bottiglie, cartoni, rifiuti di ogni genere. L’uomo apre la porta chiusa a chiave della camera da letto: lì, disteso sul letto c’era il corpo ormai mummificato della madre. Una storia drammatica e disarmante. Difficile capire cosa sia scattato nella testa del figlio, perché abbia tenuta nascosta la morte della madre. E come sia possibile che in sei mesi nessuno si sia chiesto che fine avesse fatto la donna. In queste ore gli investigatori stanno esaminando i conti correnti dell’uomo e i libretti di risparmio di Maria Antonietta Sanna per capire se il figlio stesse usando i soldi della pensione della madre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
