La Nuova Sardegna

Olbia

Rifiuti pericolosi, sigilli alla discarica

di Stefania Puorro
Rifiuti pericolosi, sigilli alla discarica

Per una porzione dell’impianto è scattato il sequestro preventivo. Il carico sospetto è arrivato il 19 settembre scorso

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OLBIA. Scattano i sigilli del Noe alla discarica di Spiritu Santu. Si tratta di un sequestro preventivo per una porzione dell’impianto gestito dal Cipnes (150 metri quadrati). Il motivo? I rifiuti provenienti dalla Campania (fanghi di depurazione delle acque reflue) e arrivati a Olbia per essere smaltiti, sarebbero pericolosi. Ma il carico “sospetto”, quello che ha fatto scattare il sequestro di ieri da parte dei carabinieri del Nucleo Operativo ecologico di Sassari coordinati dalla Procura di Tempio, è arrivato lo scorso 19 settembre. Da una prima serie di analisi, nessun parametro sarebbe risultato fuori norma. Ma ulteriori accertamenti avrebbero dato un verdetto diverso: in quel carico sarebbe stata rilevata la presenza di idrocarburi e zinco. Da qui la decisione della Procura di procedere con il sequestro preventivo. I rifiuti arrivati dalla Campania successivamente, sarebbero invece risultati regolari. A dirlo è lo stesso Cipnes, subito dopo la notifica dell’apertura delle indagini.

«Nel provvedimento della Procura si contesta al Cipnes “l’inosservanza dell’autorizzazione ambientale”, in relazione a un’analisi risalente a un prelievo del 19 settembre scorso dalla quale sarebbe stata rilevata “la raccolta, il trasporto e lo smaltimento di rifiuti speciali pericolosi”. Si sarebbe trattato di idrocarburi e zinco, la cui quantità non è stata evidenziata, né è stato indicato l’indice di tolleranza rispetto alle leggi vigenti. I carabinieri - precisa il Cipnes - hanno quindi posto sotto sequestro, a titolo preventivo, un’area di circa 150 metri quadrati (sui 120.000 mq. dell’intera discarica), senza che la disposizione abbia influito sul funzionamento dell’impianto. L’accertamento, però, non è stato fatto in regime di contraddittorietà, come è avvenuto l’11 ottobre 2018 e per due volte il 25 ottobre 2018, in occasione di altri tre prelievi con relative analisi della polizia di Stato, dall’Arpas e dello stesso Cipnes con certificato Acredia (ente certificatore del Ministero dell’Ambiente), da cui è emersa l’assoluta regolarità, visto che si trattava di “rifiuti civili urbani”». Ora, entro dieci giorni, il gip dovrà convalidare il provvedimento.

Sui rifiuti arrivati dalla Campania nella discarica di Spiritu Santu, i carabinieri stavano dunque indagano già da tempo. Un’attività silenziosa, che ha visto impegnati i militari del Noe di Sassari, guidati dal colonnello Giorgio Sanna e gli uomini del reparto territoriale di Olbia, diretti dal colonnello Alberto Cocognani.

Ieri il blitz. Poco dopo le 11,30 sono arrivati nell’impianto sei carabinieri. I quali, dopo aver parlato con i funzionari degli uffici, tra cui l’ingegner Gianni Maurelli, dirigente del Cipnes a capo della discarica, hanno sequestrato l’area.

Il caso era esploso dieci giorni fa quando Mauro Pili ne aveva parlato sui social. E oggi, il leader di Unidos, rincara la dose: «La notizia del sequestro di una parte della discarica di Spiritu Santu - dice -è la conferma ulteriore sul traffico di rifiuti dalla terra dei fuochi verso la Sardegna. Bene ha fatto la magistratura e i Noe a intervenire. Per quanto mi riguarda, contrasterò in ogni modo l’avanzata di queste discariche al servizio di lobby e affaristi dediti al traffico dei rifiuti». Anche il Movimento 5 Stelle di Olbia era intervenuto chiedendo prima chiarimenti al sindaco Nizzi e poi facendo sapere che adesso, il caso, è arrivato in Commissione Europea.

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