Il pesce non è tracciato: multe per 43mila euro
Controlli della guardia costiera nelle rivendite: in due mesi sequestrati 1400 chili di prodotto ittico
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OLBIA. Multe per 43mila euro e 1.400 chili di pesce sequestrato, compreso un esemplare di tonno rosso proveniente da pesca sportiva. È il bilancio, ad oggi, della campagna cominciata a novembre e tuttora in corso condotta dalla Direzione marittima di Olbia nell’ambito dell’operazione nazionale denominata “Confine illegale”, voluta dal ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo. Gli uomini della guardia costiera, coordinati dal direttore marittimo Maurizio Trogu, hanno effettuato controlli a mare, in particolar modo nelle Aree Marine, e a terra con ispezioni su motopesca, punti di sbarco, esercizi commerciali e rivenditori all’ingrosso e al dettaglio, elevando sanzioni amministrative pari a 43mila euro e mettendo sotto sequestro il prodotto ittico.
«Si tratta in larga misura di prodotto privo delle necessarie informazioni obbligatorie in violazione della normativa comunitaria e nazionale in materia di etichettatura e tracciabilità a tutela del consumatore finale – spiega la Guardia costiera –. Gli stock di prodotto derivante dal comparto della pesca e dell’acquacoltura devono essere infatti rintracciabili in tutte le varie fasi della produzione, dalla trasformazione alla distribuzione, fino alla vendita al dettaglio, in cui si deve assicurare la presenza delle informazioni obbligatorie sulle zone e la modalità di cattura o raccolta, al fine di garantire la corretta tutela del consumatore finale». Sono state trasmesse all’autorità giudiziaria 8 comunicazioni di notizie di reato per frode in commercio, cattivo stato di conservazione e inosservanza sulle norme di sicurezza della navigazione.
«Si tratta in larga misura di prodotto privo delle necessarie informazioni obbligatorie in violazione della normativa comunitaria e nazionale in materia di etichettatura e tracciabilità a tutela del consumatore finale – spiega la Guardia costiera –. Gli stock di prodotto derivante dal comparto della pesca e dell’acquacoltura devono essere infatti rintracciabili in tutte le varie fasi della produzione, dalla trasformazione alla distribuzione, fino alla vendita al dettaglio, in cui si deve assicurare la presenza delle informazioni obbligatorie sulle zone e la modalità di cattura o raccolta, al fine di garantire la corretta tutela del consumatore finale». Sono state trasmesse all’autorità giudiziaria 8 comunicazioni di notizie di reato per frode in commercio, cattivo stato di conservazione e inosservanza sulle norme di sicurezza della navigazione.
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