Siniscola, «Mio figlio escluso dal diritto allo scuolabus»
La protesta di una mamma: «Dopo il trasloco a La Caletta tagliati fuori dal servizio»
SINISCOLA. Riprende la protesta di una madre residente a La Caletta in merito al trasporto scolastico che penalizzerebbe il figlio che frequenta la quinta elementare nella struttura siniscolese di Sa Sedda. Entrambi vivono nella frazione da qualche anno, a seguito di una separazione e di un conseguente sfratto. Eventi che, come ripete la signora, «hanno turbato la serenità di un bambino che a Siniscola aveva tutto».
Una serenità che parrebbe essere stata riacquistata dall’inizio del 2019 con il ritorno nel plesso centrale dopo una parentesi nella scuola che sta a pochi metri da casa. «Per noi la residenza a La Caletta è stata l’unica sistemazione ottimale che abbiamo trovato dopo lo sfratto. Ma non lo stesso posso dire per mio figlio a scuola che a Siniscola aveva tutto». Disagio di carattere affettivo e relazionale. Queste le motivazioni che hanno spinto la madre a riportare il piccolo tra i “vecchi” compagni di scuola. «Con il ritorno a Siniscola posso dire che la situazione di mio figlio è migliorata. Anche i voti parlano chiaro». Nessun problema nella seconda parte finale dello scorso anno scolastico, neppure in termini di trasporto pubblico. La sorpresa il mese scorso. «Ho ricevuto una comunicazione del servizio Pubblica istruzione: sospesa la tratta per mio figlio».
Nella comunicazione citata, con data 23 settembre (una settimana dopo l’inizio del nuovo anno scolastico), si parla di interruzione del “trasporto sperimentale” attivato a suo tempo «al fine di valutare la fattibilità relativa all’istituzione di una nuova tratta». Attivato a seguito di una precisa richiesta, «accordata nel caso specifico», dal momento che «il servizio di trasporto scolastico viene assicurato dall’ente locale per consentire il raggiungimento della più vicina sede di erogazione del servizio scolastico». «Mi è stato chiesto di portare un certificato per dimostrare le necessità di mio figlio, e ho portato la relazione del consultorio familiare – aggiunge la madre -. Ma il giorno successivo ho ricevuto una nuova comunicazione secondo la quale dovrei corrispondere una quota di contribuzione aggiuntiva per una tratta che, ho verificato, c’è già. Io riprendo lo sciopero della fame». «Il trasporto richiesto – dicono dal Comune – presuppone un’estensione delle tratte esistenti».
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