Meloni, il primo sindaco a Loiri Comune autonomo

Quarant’anni fa la comunità si rese indipendente da Tempio di cui era isola L’insegnante di Azzanì: «Il Consiglio neo eletto si riunì nel corridoio della scuola»

INVIATA A LOIRI PORTO SAN PAOLO. Gli occhi vispi, la parlata svelta che accompagna ricordi lucidi di 40 anni, le mani a scandire nell’aria i momenti di un’impresa storica. Raimondo Meloni ripercorre il percorso dell’autonomia. Insegnante, cuore socialista e una passione per la politica nata sui banchi di scuola. Nel 1979, a 36 anni, scrive la prima pagina della storia del neo comune di Loiri Porto San Paolo. Primo sindaco, eletto con una lista di sinistra-centro. Le elezioni arrivano dopo il referendum. L’82% dei cittadini dice addio a Tempio, di cui era isola amministrativa. Il primo Consiglio si svolge nel corridoio della scuola elementare. Il comune autonomo era nato, ma solo sulla carta. Tutto andava costruito. Un’impresa di testa e di cuore. Con un pizzico di incoscienza e caparbietà. Meloni si mette al lavoro. Con pragmatismo, determinazione e umiltà. Si divide tra insegnamento e attività da sindaco. 4 anni di dedizione pura. 12 ore al giorno, con la fila di cittadini fuori dalla porta di casa dall’alba. Niente ferie, niente giorni di festa. «Potevo contare sull’esperienza maturata come consigliere comunale a Tempio – dice Meloni –. C’era anche una buona dose di incoscienza. Ma non avevo paura».

Le spinte autonomiste. La voglia di autonomia ha radici lontane. Negli anni Cinquanta il primo tentativo. Nasce la “Lista dei frazionisti”, avversata dalla maggioranza che governava Tempio e dagli stessi rappresentanti locali. Non elegge nessun consigliere ma lascia strascichi pesanti». Negli anni ’70 la fiamma autonomista si riaccende.

Verso il referendum. «C’erano due fazioni – spiega l’ex sindaco Meloni –. Una molto minoritaria che voleva Loiri aggregato a Olbia. L’altra che era per il comune autonomo». Il dibattito esce dalle cantine e diventa pubblico. Nasce il Comitato per l’autonomia. «La giunta del sindaco di Tempio Tomaso Panu non solo agevolò la nascita del Comitato ma anche il percorso verso l’autonomia». Meloni, con l’onestà che è un po’ il marchio di fabbrica della sua vita e della carriera politica, tributa un particolare merito al presidente del comitato, Antonio Maria Meloni. «Un parente ma anche avversario politico. Persona leale, di buon senso che con abnegazione portò avanti un lavoro importante. Vorrei fosse ricordato come uno dei padri dell’autonomia».

I tre quesiti. Il 7 maggio 1978 è la data che cambia la storia di Loiri. Tre le opzioni sulla scheda del referendum. L’autonomia, restare con Tempio, passare con Olbia. Con una affluenza del 90% l’esito del voto è plebiscitario. L’82% chiede l’autonomia. Il 2 dicembre 1979 si vota. Due liste. Meloni contro Meloni. Raimondo, sinistra-centro, batte Antonio Maria Meloni, Dc, con uno scarto di 160 preferenze.

Costruire dal nulla. Il primo Consiglio si svolge nel corridoio della scuola. Non c’era il municipio. La struttura amministrativa contava un dipendente a tempo indeterminato, due a tempo parziale. Lungo l’elenco di uffici e figure professionali mancanti. Segretario comunale, Ragioneria, ufficio tecnico. Chilometrica la lista di opere da realizzare. Scuole, rete fognaria, idrica, illuminazione. «Non avevamo uno strumento urbanistico – spiega Meloni –. Dopo due anni approvammo il Piano di fabbricazione ancora vigente e inventammo le zone Be, per consentire lo sviluppo dei borghi». Meloni mette il turbo al piccolo comune autonomo. «Mi hanno guidato dei punti fermi. Il sindaco ha l’obbligo di tenere unita la comunità. Il dibattito può essere anche aspro ma non deve mai fomentare odio e divisioni. Bisogna avere un grande amore per il territorio e spirito di sacrificio. Solo così si può guidare una comunità complessa come la nostra».



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