«Più sostegno e assistenza per il mio bimbo autistico»
Lo sfogo di una madre che chiede il riconoscimento di un handicap grave: «Due ricorsi ancora in piedi da tempo e una perizia richiesta e mai depositata»
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OLBIA. Marco, 9 anni, è un bimbo autistico. Anche il fratellino più piccolo soffre della stessa patologia. E i loro genitori, per 365 giorni l’anno, senza un attimo di tregua, tra fatica e sconforto, tra lacrime e dolore, affrontano questa situazione difficile. Con una certezza, però. Oltre all’amore infinito per i due figli, vanno avanti per garantire loro una vita migliore. Che deve essere fatta anche di aiuti e di sostegni, così come la legge prevede.
Al bimbo più piccolo è stato subito riconosciuto un disturbo dello spettro autistico grave. E può contare sulla Legge 104, comma 3, che prevede la predisposizione e il finanziamento di piani personalizzati di assistenza (domiciliare ed educativa) con lo scopo di alleggerire il carico familiare.
Per Marco invece la diagnosi è stata diversa: disturbo dello sprettro autistico moderato. A lui, insomma, è stato riconosciuto un handicap meno grave (comma 1 della 104) e non ha diritto alle stesse agevolazioni del fratellino.
Ed è questo il motivo per il quale la madre ha intrapreso da tempo una vera e propria battaglia. «I bambini autistici sono tutti diversi, ognuno deve essere accudito e assistito in modo differente. Marco, rispetto al fratellino, non ha difficoltà di linguaggio. E così è stato considerato “meno grave”. Ma la realtà è un’altra. Perché Marco ha grosse difficoltà nel relazionarsi e a scuola spesso ha atteggiamenti aggressivi nei confronti dei compagni.. Quando perde il controllo, non è facile riuscire a calmarlo. Eppure non può contare sulla alla Legge 104 comma 3».
La famiglia di Marco ha presentato due ricorsi diversi e sono ancora in piedi. Il primo per avere l’educatore fisso a scuola, il secondo per ottenere il comma 3 che prevede, tra le altre cose, 22 ore di sostegno e 5 ore con l’educatore in classe alla settimana. «Terapie indispensabili - dice la mamma del bambino - che vanno fatte entro i dieci anni se vogliamo dare qualche chance di miglioramento a mio figlio.
Non smetteranno di lottare per ottenere quello che credono sia un diritto del loro figlio, ma i genitori di Marco sono anche amareggiati per come finora sono andati tutti i loro tentativi. «Quando abbiamo presentato il primo ricorso, su consiglio del nostro avvocato (era il gennaio del 2018), il tribunale di Tempio aveva nominato immediatamente un primo perito il quale, dopo aver visitato il bambino e verificato la situazione, non ha mai presentato la perizia, nonostante i diversi solleciti. A luglio dell’anno scorso gli è stato revocato l’incarico ed è stato nominato un altro perito. Il bambino è stato nuovamente visitato ma a tutt’oggi nessuna perizia è stata depositata. Chi paga alla fine è Marco. E non solo. La nostra vita, infatti, avendo due bambini autistici, si complica ulteriormente. Giorno dopo giorno. Purtroppo ci vogliono tanto impegno, tanto tempo e tanta fatica, per raggiungere un obiettivo. Ma ci vuole pochissimo per regredire». (s.p.)
Al bimbo più piccolo è stato subito riconosciuto un disturbo dello spettro autistico grave. E può contare sulla Legge 104, comma 3, che prevede la predisposizione e il finanziamento di piani personalizzati di assistenza (domiciliare ed educativa) con lo scopo di alleggerire il carico familiare.
Per Marco invece la diagnosi è stata diversa: disturbo dello sprettro autistico moderato. A lui, insomma, è stato riconosciuto un handicap meno grave (comma 1 della 104) e non ha diritto alle stesse agevolazioni del fratellino.
Ed è questo il motivo per il quale la madre ha intrapreso da tempo una vera e propria battaglia. «I bambini autistici sono tutti diversi, ognuno deve essere accudito e assistito in modo differente. Marco, rispetto al fratellino, non ha difficoltà di linguaggio. E così è stato considerato “meno grave”. Ma la realtà è un’altra. Perché Marco ha grosse difficoltà nel relazionarsi e a scuola spesso ha atteggiamenti aggressivi nei confronti dei compagni.. Quando perde il controllo, non è facile riuscire a calmarlo. Eppure non può contare sulla alla Legge 104 comma 3».
La famiglia di Marco ha presentato due ricorsi diversi e sono ancora in piedi. Il primo per avere l’educatore fisso a scuola, il secondo per ottenere il comma 3 che prevede, tra le altre cose, 22 ore di sostegno e 5 ore con l’educatore in classe alla settimana. «Terapie indispensabili - dice la mamma del bambino - che vanno fatte entro i dieci anni se vogliamo dare qualche chance di miglioramento a mio figlio.
Non smetteranno di lottare per ottenere quello che credono sia un diritto del loro figlio, ma i genitori di Marco sono anche amareggiati per come finora sono andati tutti i loro tentativi. «Quando abbiamo presentato il primo ricorso, su consiglio del nostro avvocato (era il gennaio del 2018), il tribunale di Tempio aveva nominato immediatamente un primo perito il quale, dopo aver visitato il bambino e verificato la situazione, non ha mai presentato la perizia, nonostante i diversi solleciti. A luglio dell’anno scorso gli è stato revocato l’incarico ed è stato nominato un altro perito. Il bambino è stato nuovamente visitato ma a tutt’oggi nessuna perizia è stata depositata. Chi paga alla fine è Marco. E non solo. La nostra vita, infatti, avendo due bambini autistici, si complica ulteriormente. Giorno dopo giorno. Purtroppo ci vogliono tanto impegno, tanto tempo e tanta fatica, per raggiungere un obiettivo. Ma ci vuole pochissimo per regredire». (s.p.)
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