«Mettono in pericolo mio marito e i bambini»
Farmaco per il coniuge immunodepresso solo a Sassari, donna denuncia: viaggi a rischio contagio
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OLBIA. Duecento chilometri andata e ritorno ogni dieci gironi per andare a ritirare un farmaco per il marito immunodepresso. Con il rischio, in tempi di coronavirus, di contagiarsi e quindi trasmettere il virus anche ai figli piccoli, oltre che al coniuge. Lo denuncia Manuela Onida, residente a Olbia, che mette in evidenza un disservizio che rischia di diventate pericoloso. «Mio marito – spiega – purtroppo l'anno scorso si è ammalato, una forma rara di vasculite che gli ha generato una brutta malattia ai reni. A causa di ciò è costretto a una terapia di mantenimento con non pochi medicinali. Una di queste medicine, un immunosoppressore, siamo costretti a reperirla alla farmacia territoriale di Sassari nonostante noi siamo residenti a Olbia. Sì, a Sassari, perché lui, mio marito, il malato, è seguito alla clinica universitaria di Sassari, quindi il medicinale possono fornirlo solo lì e in nessuna altra Asl».
«Il problema è questo – prosegue Manuela Onida –: lui è immunodepresso. In questo periodo in cui ci "consigliate" di stare a casa, io, non mio marito, perché ripeto è immunodepresso, sono costretta a dover percorrere 200 chilometri ogni dieci giorni per ritirare il farmaco. Duecento chilometri e ore di fila per ritirare il farmaco che durerà solo una decina di giorni perché la causa farmaceutica non ne invia abbastanza per tutti i pazienti che ne necessitano. In un luogo che per i malati come lui non è propriamente salutare. E per di più in una città, Sassari, in cui per il momento, è presente la più alta percentuale, in Sardegna, di positivi al Covid-19».
Il rischio è elevato, prosegue la denuncia. «È vero, vado io – chiarisce la donna – Ma anche io in questo caso divento un pericolo per lui, e per i nostri due bambini. Allora mi chiedo: non sarebbe più facile farmi trovare il medicinale alla farmacia territoriale di Olbia, città in cui viviamo, e in una quantità tale da non dover andare in un luogo a "rischio" ogni dieci giorni ? È semplice: telefono, mi danno conferma di avere il farmaco, vado, lo ritiro e torno a casa, così non "sto in giro" a mettere a rischio la mia vita e quella di chi mi sta vicino». Difficile non darle ragione.
«Il problema è questo – prosegue Manuela Onida –: lui è immunodepresso. In questo periodo in cui ci "consigliate" di stare a casa, io, non mio marito, perché ripeto è immunodepresso, sono costretta a dover percorrere 200 chilometri ogni dieci giorni per ritirare il farmaco. Duecento chilometri e ore di fila per ritirare il farmaco che durerà solo una decina di giorni perché la causa farmaceutica non ne invia abbastanza per tutti i pazienti che ne necessitano. In un luogo che per i malati come lui non è propriamente salutare. E per di più in una città, Sassari, in cui per il momento, è presente la più alta percentuale, in Sardegna, di positivi al Covid-19».
Il rischio è elevato, prosegue la denuncia. «È vero, vado io – chiarisce la donna – Ma anche io in questo caso divento un pericolo per lui, e per i nostri due bambini. Allora mi chiedo: non sarebbe più facile farmi trovare il medicinale alla farmacia territoriale di Olbia, città in cui viviamo, e in una quantità tale da non dover andare in un luogo a "rischio" ogni dieci giorni ? È semplice: telefono, mi danno conferma di avere il farmaco, vado, lo ritiro e torno a casa, così non "sto in giro" a mettere a rischio la mia vita e quella di chi mi sta vicino». Difficile non darle ragione.
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