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Olbia

IL ROMANZO OTTOCENTESCO 

“Il picco Balistreri” rivede la luce

“Il picco Balistreri” rivede la luce

L’editore Massimo Dessena ripubblica il libro di Carlo Brundo

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TEMPIO. È una chicca per i cultori della letteratura sarda e per chi ama la storia tempiese. Grazie a Massimo Dessena, titolare e fondatore della maxottantotto edizioni, rivede la luce il romanzo che lo scrittore cagliaritano Carlo Brundo pubblicò nel 1875: “Il picco Balistreri”. Il sottotitolo, “Romanzo storico del secolo XVII”, dà le coordinate del tempo nel quale si svolsero le vicende raccontate. Del romanzo l’Istituto Giulio Cossu stampò in passato una versione anastatica, ma ora il volume gode di una veste editoriale che ne promuove meglio le qualità. Letterarie, ma non solo, come dimostra Luigi Agus, autore di un corposo studio critico che fornisce al lettore numerose informazioni sulla ricca produzione letteraria di Brundo. Molto opportunamente Agus, autore di un bel saggio di critica letteraria, s’interroga sull’opportunità di ascrivere l’opera al genere del romanzo storico, sottolineando piuttosto l’infatuazione di Brundo per l’antropologia culturale e l’influenza di scrittori come Verga e De Roberto. La copertina del libro riproduce una foto di Massimo Masu, autore del progetto grafico. Si vede punta Balistreri, picco del Limbara dove si coagulano le vicende più dinamiche della storia. Una storia di amori contesi, di signorotti locali che sembrano recitare la parte dei don Rodrigo di turno, l’universale contesa tra privilegiati e popolo, ricchi e poveri, ma con una Provvidenza molto più distratta di quella che Manzoni fece invece operare nel suo capolavoro a beneficio degli ultimi. Il Limbara è presente come un testimone silente e discreto, che osserva dall’alto l’affaccendarsi spesso vano degli uomini.(g.pu.)

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