«Qui rischiamo di chiudere tutti»

Parcheggi spariti per far posto a poche bici, clienti in fuga: i commercianti abbassano le serrande

OLBIA. «Rischio chiusura». È la scritta affissa ieri su tutte le attività commerciali di via Mameli, sbarrate per l’intera mattinata. I negozianti hanno scelto il pugno duro. Le nuove linee bianche comparse da poco meno di un mese sull’asfalto e l’istituzione della nuova pista ciclabile, a loro, non vanno proprio giù. E le argomentazioni sono chiare: la via è troppo stretta per ospitare una corsia riservata ai (pochissimi) ciclisti; l’eliminazione dei parcheggi è un danno enorme per le attività; i clienti optano per altre zone più comode. Per i commercianti di via Mameli, che si dicono inascoltati dal sindaco, non c’è altra soluzione: via la pista ciclabile.

La protesta. «Una situazione imbarazzante», dice senza troppi indugi Gianmario Pileri dell’agenzia Smeraldtours, il portavoce dei negozianti. Subito fa il conto: «Siamo 30 aziende che dovranno capire come sopravvivere e 100 persone chiamate a fare una scelta per il futuro. La pista realizzata non è degna di questo nome, è pericolosa per chi la percorre prima di tutto. Questa è una via trafficata e piena di pullman, per di più conta un forte inquinamento. Mi chiedo chi possa venire a pedalare qui. Non si capisce per chi sia il vantaggio di questa pista ciclabile. Se dovesse continuare così, ben presto ognuno di noi cercherà di spostare la propria attività altrove o addirittura chiuderemo e senza pagare le tasse al comune, quelle che alcuni qui pagano da trent’anni. In questa strada ci sono diverse attività storiche e punti di riferimento per la città».

Il problema pratico è che la pista ciclabile ha cancellato i parcheggi. Nell’incontro pubblico estivo, il sindaco Settimo Nizzi aveva visto la soluzione negli stalli delle vie traverse. «Ma non è così – interviene Marco Li Gioi di Centro Vetrine –, quelli c’erano anche prima, non ne sono stati aggiunti di altri, e infatti già di primo mattino sono pieni. Sono aumentate invece le strisce blu».

Le voci di via Mameli. Molte attività erano abituate alla clientela mordi e fuggi, di quella che sostava con l’auto e nel giro di pochi minuti andava via. Ora non è più possibile. Il crollo è evidente, qualcuno si spinge al -70%. «La nostra protesta è stata immediata perché quando cambieranno le abitudini dei clienti poi sarà difficile farli tornare, la gente cerca subito alternative più semplici», spiega ancora Li Gioi. All’unisono, i commercianti fanno poi notare le imperfezioni (è un eufemismo) dei marciapiedi, sgretolati, e del manto stradale. Tra i tanti «rischio chiusura» si scorge anche la scritta «affittasi» su alcune vetrine. Marcello Spensatellu è il corniciaio di Alt.Art, dal suo negozio artisti e clienti escono spesso con cornici e quadri di grandi dimensioni, sottobraccio o sopra le spalle. «Adesso – dice – ogni volta devo chiudere a chiave la porta del negozio, aiutare il cliente fino al parcheggio, e tornare». Situazione analoga per Maria Rita Soddu della “Nuova Posta”: «Chi deve spedire un pacco voluminoso non riesce a portarselo dietro per centinaia di metri da dove ha parcheggiato l’auto». «Perché il progetto della pista in viale Aldo Moro è stato congelato e invece da noi no?» si chiede il corniciaio. Anche Margherita Manzu della pizzeria “Nottambulando” è in difficoltà: «I clienti sono abituati a sostare per ritirare le pizze, ora vengono allontanati dai vigili». I commercianti incontreranno giovedì mattina Confcommercio Gallura. «Ma – conclude il portavoce dei commercianti – la soluzione non dobbiamo proporla noi, deve essere l’amministrazione a trovarla».

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