Il racconto di Dario: «La mia doppia battaglia contro Covid e tumore»

Dario Marras racconta la sua odissea: è ricoverato a Sassari: «Lancio un appello: è un virus che può colpire chiunque, usate le protezioni»

TEMPIO. Si chiama Dario, ha 32 anni e sta lottando contro il Covid-19 dalla notte del 5 novembre. E' uno tra i 36 positivi che occupano la casella di Tempio. Ma Dario Marras non è un numero, è un guerriero. E da tempo lotta contro un'altra malattia: un tumore. Ora è a Sassari nel reparto di pneumologia: si sta riprendendo ma ha bisogno ancora dell'ossigeno. Vuole lanciare il messaggio che il Covid è un male a cui tutti devono fare attenzione.

«Dopo un nuovo ciclo di chemioterapia rientro a casa - racconta -. I primi due giorni va tutto bene, poi qualcosa cambia. La febbre sale a 39 ma penso che siano gli effetti della terapia. La temperatura dopo un giorno scende ma subentra un altro problema: la saturazione arriva a 80. Sento un fastidio al petto come un'oppressione quando respiro e la sensazione che ci sia del muco che si muove. Chiamo il pronto soccorso».

Si precipita l'ambulanza con medico e infermieri in tenuta anti-covid. Doppio tampone. «In attesa dell'esito del tampone rapido, medici e infermieri cercano di stabilizzarmi la saturazione con l'ossigeno. Ero sereno per l'esito visto che essendo un paziente oncologico sono molto scrupoloso (mascherina sempre sia io che i miei familiari anche a casa e sto isolato in stanza). Invece ecco la doccia fredda: il primo tampone è positivo. Siamo tutti increduli, medici compresi, e si pensa sia un falso positivo. Ma poi anche il secondo tampone conferma. La saturazione si stabilizza e io prendo il telefono e mando messaggi alle persone più care. Non so cosa mi aspetta nelle prossime ore, almeno sono riuscito a salutarli. Poi cerco di rilassarmi. Passano altre ore e si cerca un posto in un reparto covid. Trascorro la notte in isolamento al pronto soccorso di Tempio».

Sassari, Nuoro e Olbia sono saturi. Ma il giorno dopo al Giovanni Paolo II c’è un posto nell’area grigia. «La professionalità e il trattamento ricevuti a Tempio sono il meglio della nostra sanità: grazie per avermi stabilizzato e salvato la vita. Grazie anche a chi al Giovanni Paolo II mi ha seguito e curato sino al trasferimento a Sassari».

Il giovane lancia l'appello: «Mettete la mascherina, igienizzate spesso le mani, evitate contatti con altre persone o uscite non necessarie. In questi anni ne ho passate tante, apparentemente peggiori del Covid, ma non è così: questo virus è invisibile e può colpire chiunque. Quello che si prova è terrificante. Sei inerme, non puoi fare nulla. Puoi muoverti ma il respiro è corto, la saturazione scende, ti sembra di annegare come in un incubo. Ma dagli incubi puoi svegliarti subito. Devi solo aspettare secondi interminabili fino a che il tuo corpo non riprende a funzionare (piano piano) in maniera normale. Ti senti morire!». Ora Dario pensa a rimettersi.
 

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