Più voli low cost: Pippobello corretto
La Geasar assolta dall’accusa di dichiarazione infedele. L’Erario pretendeva l’Iva sui fondi regionali ai tre aeroporti sardi
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OLBIA. La Geasar, la società di gestione dell’aeroporto Costa Smeralda, non ha commesso il reato di dichiarazione infedele per il presunto mancato versamento dell’Iva sui contributi che la Regione ha dato ai tre aeroporti sardi tra il 2012 e il 2013 per la promozione dei collegamenti delle compagnie aeree low cost. Lo ha stabilito ieri il tribunale di Tempio che ha assolto l’ad Silvio Pippobello – chiamato in causa in quanto numero uno della società – con la formula più ampia: il fatto non sussiste.
La sentenza che mette fine al processo è firmata dal giudice Marcella Pinna. Corretta, dunque, la gestione della vicenda avvenuta nello stesso modo anche negli aeroporti di Cagliari e di Alghero.
«È stato accolto in pieno ciò che abbiamo sostenuto fin dall’inizio – spiega l’avvocato Guido Manca Bitti, che ha difeso l’ad Geasar insieme al collega Corrado Fara –: quelli dati dalla Regione alle società di gestione aeroportuali non erano i corrispettivi di prestazioni, su cui sarebbe stato doveroso pagare l’Iva, ma contributi per favorire lo sviluppo del turismo che sono stati girati alle compagnie aeree».
I finanziamenti finiti sotto la lente dell’Erario, e poi della Procura, sono quelli della legge regionale 10 del 2010.
Secondo l’interpretazione dell’Erario, la Geasar aveva omesso di indicare, nella dichiarazione annuale relativa al 2012, operazioni imponibili ai fini Iva per un totale di 6 milioni e 425mila euro, cui sarebbe corrisposta un’imposta evasa pari a un milione e 350mila euro.
Da qui l’accusa di dichiarazione infedele nei confronti degli amministratori della società, allora controllata da Alisarda Spa di Karim Aga Khan. Accusa caduta definitivamente ieri al Tribunale di Tempio. La cui sentenza trova le premesse anche nei pronunciamenti della Commissione europea.
Nel 2016 gli aiuti pubblici concessi dalla Regione Sardegna a compagnie aeree selezionate che operavano negli aeroporti di Cagliari e Olbia sono stati dichiarati aiuti di Stato dai commissari Ue. Li hanno ritenuti «un vantaggio sleale» che le compagnie dovevano rimborsare. Le società di gestione degli aeroporti, invece – aveva stabilito la Commissione Ue – non hanno ricevuto alcun aiuto statale, poiché il finanziamento pubblico ricevuto è stato interamente trasferito alle compagnie aeree. Dunque, niente tasse da pagare e nessuna dichiarazione infedele. Esattamente quanto sostenuto dalla difesa della Geasar. (r.o.)
La sentenza che mette fine al processo è firmata dal giudice Marcella Pinna. Corretta, dunque, la gestione della vicenda avvenuta nello stesso modo anche negli aeroporti di Cagliari e di Alghero.
«È stato accolto in pieno ciò che abbiamo sostenuto fin dall’inizio – spiega l’avvocato Guido Manca Bitti, che ha difeso l’ad Geasar insieme al collega Corrado Fara –: quelli dati dalla Regione alle società di gestione aeroportuali non erano i corrispettivi di prestazioni, su cui sarebbe stato doveroso pagare l’Iva, ma contributi per favorire lo sviluppo del turismo che sono stati girati alle compagnie aeree».
I finanziamenti finiti sotto la lente dell’Erario, e poi della Procura, sono quelli della legge regionale 10 del 2010.
Secondo l’interpretazione dell’Erario, la Geasar aveva omesso di indicare, nella dichiarazione annuale relativa al 2012, operazioni imponibili ai fini Iva per un totale di 6 milioni e 425mila euro, cui sarebbe corrisposta un’imposta evasa pari a un milione e 350mila euro.
Da qui l’accusa di dichiarazione infedele nei confronti degli amministratori della società, allora controllata da Alisarda Spa di Karim Aga Khan. Accusa caduta definitivamente ieri al Tribunale di Tempio. La cui sentenza trova le premesse anche nei pronunciamenti della Commissione europea.
Nel 2016 gli aiuti pubblici concessi dalla Regione Sardegna a compagnie aeree selezionate che operavano negli aeroporti di Cagliari e Olbia sono stati dichiarati aiuti di Stato dai commissari Ue. Li hanno ritenuti «un vantaggio sleale» che le compagnie dovevano rimborsare. Le società di gestione degli aeroporti, invece – aveva stabilito la Commissione Ue – non hanno ricevuto alcun aiuto statale, poiché il finanziamento pubblico ricevuto è stato interamente trasferito alle compagnie aeree. Dunque, niente tasse da pagare e nessuna dichiarazione infedele. Esattamente quanto sostenuto dalla difesa della Geasar. (r.o.)
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