Dai portuali no a Grendi «Gli spazi sono limitati»

La concessione per Golfo Aranci o Cocciani preoccupa i lavoratori in banchina  «Non ci sono certezze sulla permanenza della società né sul tipo di contratto»

OLBIA. Più preoccupazione che barricate. Gli operatori portuali non sembrano entusiasti dell’arrivo a gennaio della nave Grendi da Marina di Carrara a Golfo Aranci. I quattro posti di lavoro, promessi in prima battuta dalla Grendi per svolgere le operazioni portuali, dopo il via libera dell’Autorità portuale, non sembrano scaldare i cuori dei lavoratori del porto. «Abbiamo espresso parere negativo allo sbarco della Grendi a Golfo Aranci già nel Comitato portuale e non cambiamo idea – spiega Piero Diana, presidente della compagnia portuale Corridoni -. Capiamo che l’Authority non si possa tirare indietro, perché la Grendi ha tutti i requisiti per operare nei porti della Gallura. Noi invece siamo preoccupati, non condividiamo l’autorizzazione allo svolgimento delle operazioni portuali a Golfo Aranci, nonostante Grendi effettui un traffico merci diverso rispetto a quello presente nei nostri porti».

Compagnia portuale. Sono attualmente 55 i dipendenti della compagnia portuale, tutti a tempo indeterminato. Nessuno attualmente si trova in cassa integrazione. «In questo momento gestiamo il traffico Ro-Ro della Grimaldi, più le operazioni di carico e scarico delle tradizionali merci alla rinfusa – spiega Diana –. Se c’è interesse a operare con Grendi? Dipende sempre dalle richieste, noi ascoltiamo tutti. Per Olbia, comunque, un po’ di preoccupazione ci sia, in previsione futura. Gli spazi sono limitati e assegnare una concessione demaniale a Cocciani potrebbe essere un azzardo».

Unione servizi portuali. L’Unione servizi portuali ha 83 dipendenti fissi e svolge le operazioni per Moby e Tirrenia sulle rotte per Livorno, Civitavecchia e Genova. Da ottobre dieci dipendenti sono in cassa integrazione. «L’arrivo della Grendi è un fatto negativo per il sistema portuale di Olbia e Golfo Aranci – spiega Gabriele Sardo, titolare di Usp e Unimare, nonché rappresentante degli agenti marittimi –. Soprattutto per Golfo Aranci, che punta sull’economia turistica, crociere e un porto per maxi yacht. Grendi occuperà un’area di 7 mila metri quadrati con lo stazionamento di semirimorchi e container, molto impattanti. Olbia, invece, ha una vocazione per il traffico merci. Non saremmo contrari a una concessione demaniale a Grendi, ma solo se fosse a Cocciani.

I lavoratori. I quattro nuovi posti di lavoro potrebbero interessare lavoratori ora in cassa integrazione, ma non si vede particolare entusiasmo. «Abbiamo fatto una ricognizione tra i nostri, soprattutto sui residenti a Golfo Aranci, chiedendo loro se fossero disposti a licenziarsi per essere assunti da Grendi – conferma Gabriele Sardo -. Molti mi hanno risposto di non essere troppo convinti. Non si hanno certezze sulla permanenza della società e nemmeno sul tipo di contratto».

Ipotesi Cocciani. L’opposizione dei portuali si concentra soprattutto su Golfo Aranci, unica opzione per ora percorribile da Grendi. L’eventuale trasferimento ad Olbia si concretizzerebbe davanti all’aumento significativo delle merci trasportate e davanti alla necessità di avere una nave dedicata, non più diretta a Cagliari. «Se fossero completati i lavori nel molo Cocciani le cose cambierebbero – sottolinea Piero Diana della compagnia portuale -. Però è necessario procedere con l dragaggio dei fondali, troppo bassi. «Siamo d’accordo, Olbia con Cocciani è deputata al traffico merci. Anzi, proprio il porto industriale potrebbe essere utilizzato di più – dice Sardo -. Metà del traffico Ro-Ro su gomma sbarca all’Isola Bianca, che d’estate è il primo porto passeggeri in Italia, congestionando tutta l’infrastruttura».

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