Tutti in fila per il tampone «Fateci tornare a scuola»

L’Assl avvia i test che interesseranno 7mila studenti, i 150 di ieri sono negativi Nell’attesa i ragazzi riflettono sulla didattica a distanza e su ciò che hanno perso 

OLBIA. A metà tra la paura del tampone e il desiderio di tornare presto tra i banchi di scuola, ieri centocinquanta alunni del liceo “Mossa” si sono sottoposti alla prima tornata di test antigenici rapidi. Dall’istituto scientifico è cominciato lo screening anti-Covid proposto dall’Assl di Olbia che, nei prossimi giorni, coinvolgerà tutte le scuole superiori del distretto sanitario, poco più di 7mila studenti e studentesse.

L'obbiettivo è farsi trovare pronti per il ritorno alle lezioni in presenza, previste nell'isola a inizio febbraio, spegnendo sul nascere ogni possibile focolaio.

Il primo giorno. Frecce di nastro adesivo sul pavimento per tracciare i percorsi da seguire, a debita distanza, dal cortile sino all’aula magna. Lo screening è cominciato a metà mattinata, verso le 10. Uno alla volta, gli alunni si sono presentati davanti alla squadra di infermieri e medici, protetti da testa a piedi, per sottoporsi al test nasofaringeo rapido. Venticinque studenti per ogni ora, così fino all’una e poi dopo pranzo. Tutti con in mano tessera sanitaria e modulo di adesione. Alessia Careddu è la prima dell’ultimo turno mattutino. Frequenta il secondo anno dell’indirizzo di Scienze Umane: «Fare lezione a casa è comodo – ammette col sorriso –. Però mi manca la scuola, i rapporti sociali e i confronti con i miei compagni per le questioni scolastiche e personali». Il dialogo in chat è continuo, ma è come a voler dire “dal vivo è un’altra storia”. «Sullo studio, devo dire che forse va anche meglio – precisa –, stando a casa ho più tempo. Ma mi manca persino l’ansia dei compiti a scuola».

Voglia di scuola. Elena Cocco, 14 anni, è una “primina”. In attesa del proprio turno, spiega: «Abbiamo saputo qualche giorno fa della possibilità di fare il tampone e ho subito aderito. Vivere la scuola a distanza è difficile, e anche seguire le lezioni, a casa ci sono più distrazioni». Al primo anno, ha conosciuto i compagni nel mese iniziale in presenza e poi ha potuto frequentarli solo virtualmente, «soprattutto i lavori di gruppo aiutano a fare amicizia». Poco dopo, varcata l’uscita con occhi lucidi, commenta: «Ha dato un po’ fastidio però mi fa piacere averlo fatto, sto più sicura». Giulia Deiana e Francesco Columbano sono compagni di classe, seconda F. «Almeno oggi abbiamo l’occasione per vederci» scherzano. Ma a pochi metri dall’ingresso si fanno più seri, «che ansia!». Per loro, come praticamente per tutti gli altri, è la prima volta. «Speriamo non faccia molto male». Sulla Dad (didattica a distanza) sono entrambi pessimisti: «Viene da piangere. Vogliamo tornare a scuola». «Non ho paura del rientro in classe, tutto sommato le regole riusciamo a rispettarle, i contagi avvengono fuori – dice Francesco, e Giulia incalza –. E poi i professori, con la scusa che tanto siamo a casa e non dobbiamo far nulla, ci riempiono troppo di compiti!».

Modus operandi. «Abbiamo messo su un’equipe di medici, infermieri, oss e assistenti amministrativi. In questi giorni raddoppieremo il numero giornaliero di studenti sottoposti allo screening, ricopriamo gran parte della Gallura. Poi coinvolgeremo anche quelli del distretto di Tempio – conferma Guido Sari, direttore del distretto sanitario di Olbia –. Si tratta di test antigenici dall’esito immediato. Il primo giorno è andato bene, in caso di eventuali positività gli alunni in questione verranno subito contattati e sottoposti al tampone molecolare». Ma, alla fine, il percorso è stato netto: nessun positivo. Avanti così. Bravi, ragazzi.

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