Il pm: processo per Careddu e Bacciu
di Tiziana Simula
Fiumi esondati, chiesto il rinvio a giudizio per l’ex vice sindaco e l’ex assessore e per sette tra dirigenti e tecnici del Comune
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OLBIA. Per il pubblico ministero Ilaria Corbelli, gli imputati conoscevano la situazione e avrebbero dovuto adoperarsi per risolverla intervenendo con espropriazioni, demolizioni di opere e case, allargando gli alvei dei fiumi e ripristinando il sistema idrografico e il regolare deflusso delle acque. Omissioni che si sono tradotte ieri nella richiesta di rinvio a giudizio per l’ex vice sindaco Carlo Careddu, l’ex assessore ai Lavori pubblici Davide Bacciu, il capo dell'ufficio tecnico del Comune Costantino Azzena e altre sei persone tra tecnici, ingegneri e geometri del Comune di Olbia. L’accusa li ritiene tutti responsabili, a vario titolo e ognuno nel proprio ruolo, di una serie di omissioni relative a progettazioni e lavori nei canali Siligheddu e Gadduresu e nel Rio Ua Niedda che esondarono il 18 novembre 2013, il giorno in cui il ciclone Cleopatra spazzò via, in città, sei vite. È il filone bis dell’inchiesta sull’alluvione. Gli imputati sono accusati di disastro colposo e omicidio colposo plurimo per la morte di Francesco Mazzoccu e del figlio Enrico, di Patrizia Corona e della figlia Morgana Giagoni e delle pensionate Maria Massa e Anna Ragnedda.
In un lungo excursus durato quasi tre ore, il pubblico ministero ha sviscerato il piano di assetto territoriale col sistema idrografico e le varie opere, evidenziando le manchevolezze di una città che non è stata in grado, e non lo è tuttora, di affrontare un’emergenza come quella del 2013. Ha ricordato tutti i morti del 18 novembre ricostruendo per ognuno di loro le vicissitudini e le cause che, secondo l’accusa, hanno portato alla loro morte. Essendo gli amministratori e i tecnici di allora a conoscenza di quelle criticità, avrebbero dovuto intervenire per eliminarle, pur non avendo partecipato – è il caso ad esempio degli ex amministratori – alla loro progettazione o realizzazione.
Un punto, quest’ultimo, sul quale si era basata la difesa di Careddu e Bacciu, i quali nelle spontanee dichiarazioni rese al gup Marco Contu avevano rimarcato come le opere idrauliche che secondo l’accusa avevano determinato il disastro fossero tutte di molto antecedenti al loro mandato e che, se veramente l’accusa riteneva che quelle opere avessero contribuito agli effetti nefasti dell’alluvione, avrebbe dovuto chiamare a risponderne il personale tecnico e politico che le aveva progettate e realizzate. Ma ieri il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti.
Imputati insieme a Careddu, difeso dagli avvocati Guido Da Tome e Benedetto Ballero, e a Bacciu, assistito dagli avvocati Marco Salis e Piera Ferrara, sette tra dirigenti, ingegneri e geometri del comune di Olbia: Tino Azzena, Mauro Scanu, Paolo Meloni, Francesco Pisanu, Sergio Usai, Claudio Vinci e Michele Territo.
In un lungo excursus durato quasi tre ore, il pubblico ministero ha sviscerato il piano di assetto territoriale col sistema idrografico e le varie opere, evidenziando le manchevolezze di una città che non è stata in grado, e non lo è tuttora, di affrontare un’emergenza come quella del 2013. Ha ricordato tutti i morti del 18 novembre ricostruendo per ognuno di loro le vicissitudini e le cause che, secondo l’accusa, hanno portato alla loro morte. Essendo gli amministratori e i tecnici di allora a conoscenza di quelle criticità, avrebbero dovuto intervenire per eliminarle, pur non avendo partecipato – è il caso ad esempio degli ex amministratori – alla loro progettazione o realizzazione.
Un punto, quest’ultimo, sul quale si era basata la difesa di Careddu e Bacciu, i quali nelle spontanee dichiarazioni rese al gup Marco Contu avevano rimarcato come le opere idrauliche che secondo l’accusa avevano determinato il disastro fossero tutte di molto antecedenti al loro mandato e che, se veramente l’accusa riteneva che quelle opere avessero contribuito agli effetti nefasti dell’alluvione, avrebbe dovuto chiamare a risponderne il personale tecnico e politico che le aveva progettate e realizzate. Ma ieri il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti.
Imputati insieme a Careddu, difeso dagli avvocati Guido Da Tome e Benedetto Ballero, e a Bacciu, assistito dagli avvocati Marco Salis e Piera Ferrara, sette tra dirigenti, ingegneri e geometri del comune di Olbia: Tino Azzena, Mauro Scanu, Paolo Meloni, Francesco Pisanu, Sergio Usai, Claudio Vinci e Michele Territo.
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