Gli studenti e il turismo: sole e mare non bastano
Università di Torino l’industria delle vacanze in Sardegna in una tesi di laurea La proposta: dalle coste all’interno con percorsi verdi, culturali e gastronomici
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OLBIA. Anche al tempo del Covid la Sardegna e la Gallura sono sempre al centro dell’attenzione turistica. L’industria delle vacanze per antonomasia, infatti, in questi mesi è stata oggetto di una tesi di laurea presentata da una studentessa sarda all’Università di Torino, corso di laurea magistrale in lingue straniere per la comunicazione internazionale. Si tratta di Rosa Damele, 27 anni, cagliaritana di origine carlofortina. La tesi, intitolata “Innovazione turistica in Sardegna: evidenze, dinamiche e proposte di marketing territoriale”, è stata esposta lo scorso 14 aprile con relatore il docente Filippo Monge. Al lavoro sulla tesi di laurea hanno offerto un contributo la Fondazione Sardegna con due seminari tenuti all’Università dal presidente Antonello Cabras, e La Nuova Sardegna con una intervista al giornalista Marco Bittau della redazione di Olbia, cioè la parte di Sardegna da sempre punto di riferimento per l’industria turistica.
«Il lavoro – racconta Rosa – nasce dalla volontà di studiare la storia, la geografia e l’evoluzione del turismo della Sardegna. Proprio l’evoluzione del turismo rappresenta il punto centrale dell’elaborato ed è stato analizzato dal punto di vista del marketing con il fine di valorizzare quelle aree dell’isola che possono, se potenziate adeguatamente, diventare una fonte di reddittività per il territorio». «Inoltre – aggiunge la neo dottoressa – ci sono studiosi che prendono in considerazione alcune regioni del pianeta reputate più attrattive e allettanti, dimenticandosi dell’importanza della promozione del sistema Italia. Anche per questo, in seguito al particolare rilievo attribuito alla regione Sardegna dall’Università di Torino, durante le lezioni del corso di Marketing tenuto dal professor Filippo Monge, sono emerse informazioni cruciali per la stesura di questo elaborato, si è deciso di dare il giusto risalto a un’isola facente parte del territorio italiano. L’obiettivo che ci si è posti di raggiungere è quello di valorizzare quelle aree della Sardegna che sono rimaste oscurate dalla bellezza costiera. È l’entroterra dell’isola che ha raccontato Grazia Deledda e ispirato David Herbert Lawrence».
Il punto evidenziato dalla tesi è che la bellezza naturale delle coste non esclude la possibilità di far emergere un turismo destagionalizzato che si concentri nelle aree interne dell’isola: sono già nate con questo scopo manifestazioni sportive, culinarie e culturali. In futuro, con la creazione di infrastrutture adatte e con una pubblicità a esso dedicata, si potrebbe sviluppare un turismo rurale, verde, slow e sostenibile. «Quest’ultimo – aggiunge ancora Rosa Damele – oltre che attirare turisti, potrebbe creare nuovi posti di lavoro per i giovani che sono costretti ad abbandonare l’isola. I dati e l’intervista al giornalista de La Nuova Sardegna confermano che le coste, ad esempio la Gallura, vengono prima di tutto e poi solo in seguito chi visita la Sardegna si può interessare a quello che accade nelle aree interne e ciò accade per lo più solo per pochi mesi all’anno. L’idea è quella di passare da un turismo mono-prodotto a un turismo multiprodotto in cui aree interne e coste collaborano per pubblicizzare al meglio l’isola e offrire al turista un pacchetto completo che allo stesso tempo produca reddittività. Con questo scopo, sono stati creati tre itinerari turistici sostenibili dedicati all’entroterra sardo: uno culturale, uno sportivo e uno culinario. Questi itinerari possono essere d’ausilio per la promozione di un cambiamento nella motivazione che spinge il turista moderno a visitare la Sardegna».
«Il lavoro – racconta Rosa – nasce dalla volontà di studiare la storia, la geografia e l’evoluzione del turismo della Sardegna. Proprio l’evoluzione del turismo rappresenta il punto centrale dell’elaborato ed è stato analizzato dal punto di vista del marketing con il fine di valorizzare quelle aree dell’isola che possono, se potenziate adeguatamente, diventare una fonte di reddittività per il territorio». «Inoltre – aggiunge la neo dottoressa – ci sono studiosi che prendono in considerazione alcune regioni del pianeta reputate più attrattive e allettanti, dimenticandosi dell’importanza della promozione del sistema Italia. Anche per questo, in seguito al particolare rilievo attribuito alla regione Sardegna dall’Università di Torino, durante le lezioni del corso di Marketing tenuto dal professor Filippo Monge, sono emerse informazioni cruciali per la stesura di questo elaborato, si è deciso di dare il giusto risalto a un’isola facente parte del territorio italiano. L’obiettivo che ci si è posti di raggiungere è quello di valorizzare quelle aree della Sardegna che sono rimaste oscurate dalla bellezza costiera. È l’entroterra dell’isola che ha raccontato Grazia Deledda e ispirato David Herbert Lawrence».
Il punto evidenziato dalla tesi è che la bellezza naturale delle coste non esclude la possibilità di far emergere un turismo destagionalizzato che si concentri nelle aree interne dell’isola: sono già nate con questo scopo manifestazioni sportive, culinarie e culturali. In futuro, con la creazione di infrastrutture adatte e con una pubblicità a esso dedicata, si potrebbe sviluppare un turismo rurale, verde, slow e sostenibile. «Quest’ultimo – aggiunge ancora Rosa Damele – oltre che attirare turisti, potrebbe creare nuovi posti di lavoro per i giovani che sono costretti ad abbandonare l’isola. I dati e l’intervista al giornalista de La Nuova Sardegna confermano che le coste, ad esempio la Gallura, vengono prima di tutto e poi solo in seguito chi visita la Sardegna si può interessare a quello che accade nelle aree interne e ciò accade per lo più solo per pochi mesi all’anno. L’idea è quella di passare da un turismo mono-prodotto a un turismo multiprodotto in cui aree interne e coste collaborano per pubblicizzare al meglio l’isola e offrire al turista un pacchetto completo che allo stesso tempo produca reddittività. Con questo scopo, sono stati creati tre itinerari turistici sostenibili dedicati all’entroterra sardo: uno culturale, uno sportivo e uno culinario. Questi itinerari possono essere d’ausilio per la promozione di un cambiamento nella motivazione che spinge il turista moderno a visitare la Sardegna».
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