Olbia, chiude il negozio a causa della pandemia: «Ma non mi arrendo»

Teresa Veccia ha abbassato le saracinesche della sua attività al centro: «Sbagliato mollare. Ripartiremo, è solo un arriverderci»

OLBIA. Anche lei, come molti altri commercianti, è stata costretta a chiudere. Ha dovuto abbassare le serrande del suo “BimbiSì”, in corso Umberto, perché la pandemia l’ha messa in ginocchio. «Era l’unico modo per tagliare i costi, l’unico modo per poter andare avanti e guardare al futuro con fiducia e ottimismo». Sì, perché Teresa Veccia, la negoziante più amata dai piccini, spera di poter ripartire «quando tutti saremo guariti».

Il suo vuole essere un arrivederci. «Sono sicura, appena ci lasceremo alle spalle l’emergenza sanitaria, di ricominciare. Per ora continuerò a lavorare e vendere online, ma l’obiettivo è quello di aprire una nuova attività da un’altra parte. E infatti, dietro la mia decisione obbligata, c’è un messaggio che voglio lanciare tutti a coloro che si trovano in difficoltà. Non bisogna mollare, bisogna continuare a crederci e saper aspettare. E anche se adesso si spengono molte luci di negozi, non dobbiamo buttare via tutto ciò che abbiamo costruito».

Teresa Veccia, in sedici anni di lavoro nel cuore della città (da via Fausania si è poi trasferita nel 2017 al Corso), non ha solo creato e costruito la sua attività, conquistando i clienti con la sua gentilezza, la sua professionalità e i suoi infiniti sorrisi. «Sì, vendere è importante - dice -. E’ il mio lavoro, la mia vita. Ma ciò che mi spezza il cuore è aver dovuto sospendere quella che è la mia principale missione. Ho sempre voluto regalare momenti di gioia ai bambini, organizzando tantissime iniziative gratuite anche con l’obiettivo di rilanciare il centro storico. Un contributo apprezzato dalle varie amministrazioni comunali, che mi ha permesso di far divertire i piccoli olbiesi a Carnevale, a Natale, a Pasqua e in tante altre occasioni organizzando feste, balli e animazione. Ma senza abbracci e senza aggregazione, tutto ciò non è stato più possibile. E si dovrà aspettare ancora».

Ma questi anni, per Teresa Veccia, sono stati anche all’insegna della solidarietà. «Ho dato una mano all’Enpa, l’ente protezione animali, mi sono mobilitata per raccogliere e donare giocattoli per i pazienti ricoverati in Pediatria e ho aiutato in ogni modo i piccoli meno fortunati. La raccolta delle scarpette usate, tanto per fare un esempio, è servita anche a questo. Ora, chiudendo l’attività, ho regalato a due associazioni tutte le attrezzature, gli arredi e i giochi, per fare in modo che possano continuare a portare avanti la missione del sorriso magari durante i centri estivi».

Teresa Veccia, in questo momento così duro, non vuole preoccuparsi di ciò che ha perso. «Penso soltanto a quello che troverò e a ciò che potrò dare ancora ai bambini di questa città».

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